Gran Caffè Del Borgo

Nel cuore del borgo antico di Casoli, tra vicoli di pietra e case secolari, si erge il Gran Caffè del Borgo, un locale che ha visto passare generazioni e storie fin dal 1927.

Tutto iniziò nel 1927, quando un giovane ambizioso, Camillo De Cinque, decise di aprire un caffè in Piazza del Popolo. Voleva trasformare quel piccolo spazio di paese in un punto d’incontro dove si parlasse di politica, arte e sogni. Il Gran Caffè fu inaugurato con una festa semplice: un piano d’avorio suonava, una ragazza del borgo danzava, mentre la gente sorseggiava il primo caffè tra mormorii di speranza.

Anni Trenta, il fermento culturale
Con il passare degli anni, il caffè divenne un fulcro della vita casolana. Artisti, scrittori e pensatori locali venivano a discutere dei grandi cambiamenti del tempo. Si racconta che una sera un giovane pittore abruzzese, ispirato dal panorama della Maiella, dipinse un piccolo schizzo in un angolo del locale, mentre un poeta declamava versi in dialetto casolano.

Guerra e ricostruzione
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Casoli fu attraversata da momenti difficili. Ma il Gran Caffè rimase un rifugio: luogo dove i cittadini potevano bere un bicchiere d’acqua, ascoltare storie di famiglia, scambiarsi notizie. Si narra che De Cinque , ormai anziano, offrisse caffè gratis a chi tornava dal fronte, come gesto di speranza e solidarietà.

Dopoguerra e rinascita
Negli anni ’50 e ’60, il Gran Caffè si trasformò ancora: arrivarono nuove decorazioni, specchi antichi, sedie di legno intagliato. Il locale divenne un punto di ritrovo per i giovani del borgo, che vi parlavano dei sogni di emigrazione, di partenze per grandi città o addirittura per l’America.

I giorni nostri
Oggi, il Gran Caffè del Borgo non è solo un bar: è un pezzo vivente della memoria di Casoli. Dopo vent’anni di silenzio, quando le serrande del Gran Caffè erano ormai entrate a far parte del paesaggio malinconico della piazza, Ermanno Comegna decise che il borgo meritava di riavere il suo cuore pulsante. Insieme alla moglie Simona Iacobini, riportò in vita il locale, riaprendo le porte che per troppo tempo erano rimaste chiuse.

La loro non fu solo una riapertura: fu un atto d’amore verso Casoli. Simona riportò con sé un’antica tradizione di famiglia: le famosissime totare, preparate rigorosamente a mano, una ad una, come facevano le donne del borgo un tempo. Il profumo dolce e caldo che usciva dalla cucina divenne presto un richiamo irresistibile per tutta la piazza. Il bar tornò così a riempirsi: voci, risate, storie.

E così, grazie a Ermanno e Simona, il Gran Caffè del Borgo non è soltanto un esercizio commerciale.
È di nuovo un luogo dell’anima: un ponte tra ciò che Casoli è stata e ciò che continua a essere, un punto d’incontro dove passato e presente si danno ancora appuntamento, tazza dopo tazza, totara dopo totara

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