La sicurezza del paziente è un lavoro quotidiano, non SOLO una giornata mondiale.

09/20/2026Muzio Stornelli

Il 17 settembre 2026 si è celebrata la Giornata mondiale della sicurezza del paziente, dedicata quest’anno alle malattie croniche.
È un appuntamento che torna ogni anno, con dichiarazioni di principio, eventi istituzionali, inviti alla riflessione.

Dalla celebrazione alla consapevolezza

Le giornate mondiali rischiano, tuttavia, di diventare appuntamenti celebrativi se non si collegano a scelte concrete. La sicurezza del paziente non si costruisce con un evento, ma con decisioni organizzative e iniziative che durano tutto l’anno.

Leggendo Maurizio Catino, da Chernobyl a Linate, emerge un punto fermo: gli incidenti non nascono da un singolo errore, ma da una catena di decisioni, segnali ignorati, normalizzazione del rischio.

Karl Weick, in Governare l’inatteso, aggiunge un altro tassello: le organizzazioni resilienti non sono quelle che non sbagliano mai, ma quelle che sanno riconoscere i segnali deboli, adattarsi e imparare dall’imprevisto.

Queste riflessioni non sono astratte. Sono strumenti per leggere ciò che accade nei nostri setting lavorativi.

Ma cosa accade davvero nelle unità operative?

La sicurezza del paziente, per un operatore sanitario che lavora con carichi elevati, cronicità complessa, turni e carenze di organico, ha un volto molto concreto:

  • Protocolli e procedure scritti ma non sempre applicabili e non sempre conosciuti;

  • comunicazioni frammentate tra turni e tra professionisti;

  • tecnologie che non dialogano;

  • tempo insufficiente per verificare, documentare, coordinarsi.

In questo contesto, la formazione rischia di essere un’isola separata dalla realtà. Si organizzano corsi, si ottengono crediti, ma le condizioni per applicare ciò che si è appreso non sempre cambiano e non sempre si adattano alle evidenze scientifiche.

Cosa possiamo fare davvero

La Giornata mondiale della sicurezza del paziente può diventare un’occasione reale se la usiamo per aprire discussioni concrete.

Ecco alcune proposte:

  1. Leggere insieme un caso
    Prendere un evento avverso, un near miss o una segnalazione recente e analizzarlo non per cercare colpevoli, ma per capire la catena di decisioni e condizioni che lo hanno reso possibile. Catino insegna a non fermarsi all’errore individuale.

  2. Mappare i segnali deboli
    Chiedere a ciascun professionista: quali sono i segnali che ti preoccupano? Quali situazioni ti fanno dire “qui qualcosa non va”? Weick chiama questi segnali “attenti all’inatteso”.

  3. Costruire una checklist di reparto
    Non una lista burocratica, ma uno strumento proattivo utile per verificare, ogni giorno, le condizioni minime di sicurezza: personale disponibile, materiali funzionanti, comunicazioni chiare, procedure aggiornate.

  4. Usare la simulazione per testare i processi
    La simulazione clinica, riconosciuta nel nuovo ECM 2026, può servire non solo ad addestrare, ma a verificare come funzionano i processi reali: consegne, trasferimenti, gestione delle urgenze.

  5. Documentare e condividere
    La tracciabilità non è burocrazia quando serve a rendere verificabile un processo che incide sulla sicurezza. Documentare ciò che funziona e ciò che non funziona permette di imparare e di migliorare.

Una proposta concreta

Per questa giornata, potremmo fare qualcosa di semplice ma significativo:

  • Dedicare un’ora di reparto a parlare di sicurezza, non in termini astratti, ma partendo da un caso reale.

  • Coinvolgere tutti: infermieri, medici, OSS, coordinatori. La sicurezza è responsabilità condivisa.

  • Produrre un cronogramma breve: cosa abbiamo capito, cosa vogliamo cambiare, chi fa cosa entro un mese.

Questo documento non deve essere archiviato. Deve essere il punto di partenza per un confronto continuo.

Conclusione

La Giornata mondiale della sicurezza del paziente 2026 non deve essere un punto di arrivo, ma di partenza. Le riflessioni di Catino e Weick ci insegnano che la sicurezza si costruisce giorno per giorno, riconoscendo i segnali, imparando dagli errori, adattandosi all’imprevisto.

 

Cosa resterà di questa giornata nel tuo reparto tra sei mesi? Dipende da cosa decidiamo di fare oggi.