
Era mio fratello...Andrea
Ci sono cose che non puoi raccontare, le puoi solo vivere.
Un attimo, una vita
Da tempo ho desiderato scrivere qualcosa su mio fratello Andrea, innanzitutto per riordinare in me ricordi importanti e poi, a voi piacendo, per condividere qualcosa della sua breve vita che non è stata comune, come il genio creativo che straripava dalla sua mente, sempre al lavoro, stimolata da qualsiasi cosa si muovesse attorno a lui.
Il desiderio di conoscere tutto, il piacere di rielaborare le cose intorno a se, innescavano di continuo nuove ricerche ed idee fantasiose, che talvolta avevano il loro esito compiuto durante la notte che diveniva per me un brusco risveglio.
Un fratello sui generis, sulle prime, non sempre da luogo ad una tranquilla convivenza perchè i fatti erano:
- a scuola: lui ottimo, io scarso,
- a casa: lui loquace e imbalsamatore, io silenzioso e schivo,
- con le lingue: lui...tutte, dialetti compresi, io niente,
- con le ragazze: lui farfallone, io farfuglione,
- tra amici: lui protagonista, io...lasciamo perdere,
per fortuna non sapeva giocare al calcio come me, altrimenti ci sarebbe stato da spararsi.
I lati positivi di tale fratellanza tuttavia non mancavano, perchè, quando sei fratello, quasi della stessa età, gli interessi spesso si fondono e se poi lui è anche molto intelligente i vantaggi possono superare gli svantaggi. Per esempio, gli anni '70 non erano tempi in cui papà scuciva il soldo con tanta leggerezza, e bisognava ingegnarsi per reperire risorse, e cosa c'è di meglio di un fratello geniale? Epica è stata la sua intuizione della pesca di presti-ficenza, organizzata dopo aver partecipato ad una pesca di beneficenza in parrocchia e soprattutto aver notato i risultati economici ottenuti dal mitico Don Walter. La sera stessa Andrea viene in camera mia e con freddezza mi indica le linee guida del suo progetto:
1° un tavolino posizionato all'inizio di via Pacinotti con sopra una serie di oggetti di discreto valore presi in prestito a casa per invogliare i partecipanti.
2° intorno e meno in vista innumerevoli cianfrusaglie raccatate qua e la, che alla fine erano i veri premi inseriti nei biglietti da vendere agli ignari passanti e conoscenti, da impietosire con la storia dei poveri ragazzi di una famiglia numerosa.
3° i nomi dei premi dovevano essere invitanti, quindi ecco comparire come d'incanto dalla fantasia di Andrea il Wakamba Katanga premio molto ricercato, peccato che si trattava di un soldatino di plastica nero alto appena 4cm, di una tribù africana, intento ad una danza assurda e di una bruttezza unica...ma il nome era insuperabile.
4° la pesca andava effettuata nell'imminente periodo festivo natalizio, quando tali eventi erano più comuni e quindi più coinvolgenti....insomma alla fine un vero succcesso, la cassa era piena all'inverosimile.
A proposito; vi invito a ricordare il nome Marco Tezza, un tipo viziato quanto ricco, che frequentava la via Pacinotti solo quando non era impegnato in costosi corsi di pianoforte e musica varia che a quel tempo solo i "fioi dei Siori" potevano permettersi. E' lui il mitico vincitore del Wakamba Katanga!! (per inciso, quel soldatino ce lo aveva regalato proprio lui, mesi prima, perchè non gli piaceva, e Andrea aveva aggiunto "solo" il nome esotico).
Come si può intuire la vita assieme si snodava attraverso le innumerevoli situazioni dai risvolti più diversi e allegri.
La prima "uscita di casa" degna di questo nome è avvenuta a circa 10 anni, quando siamo andati in colonia estiva a Badia Prataglia negli appennini tosco-emiliani. La capacità organizzativa di Andrea era uguale e contraria alla sua capacità nel football, come detto in precedenza, e quindi, dato che le uniche due attività da svolgere in quella località, erano le passeggiate nei boschi e i tornei di calcio, vi lascio immaginare dove fosse mio fratello nelle lunghe giornate estive. Per giorni impegnato ad immaginare un'attività alternativa nei boschi di conifere intorno alla casa colonica, una sera Andrea torna e raduna tutta la camerata per una mission impossibile; costruire un fortino con pali di legno. Il materiale era "disponibile" in una casa con annesso deposito di legname un chilometro più a sud. Le obiezioni a tale disegno criminale non mancarono, ma alla fine fummo tutti d'accordo nell'azione di "espropriazione". Il problema da superare non era né la distanza, né la fatica, ma il rischio dovuto al fatto che a sorvegliare il deposito vi era un cane pastore tedesco di discrete dimensioni, e qui entrava in scena il progetto dal nome poco rassicurante "dormi tranquillo". Il tutto consisteva nel preparare alcuni bocconi per il cane contenenti ottima carne proveniente dalla cucina, mischiata con potenti tranquillanti sfarinati a dovere all'interno, e per inciso provenienti dalla borsetta della nostra animatrice, portatrice sana di depressione, che te la trasmetteva al solo guardarti, e che per farci fronte ingeriva pastiglie indicibili che la facevano dormire la notte come un ghiro, mentre noi eravamo liberi di fare i comodi nostri. Come prova di tale meschina condizione, di lei conservo ancora una foto, guardandola, chiunque come prima domanda si chiederebbe di che tipo di droghe facesse uso.
Vi chiederete come andò la missione, beh diciamo che l'esproprio riuscì e avemmo tutto il legname per il nostro fortino. Ed il cane? State tranquilli, lui i bocconi se li pappò tutti, ma gli fecero l'effetto della coca-cola, era agitatissimo, e si accorse della mia presenza insieme al mio amico Aulo e ci rincorse giù per la collina fino al paese, non so se io abbia mai fatto un'altra corsa tanto lesta, ma credo che anche il cane fosse fiacco, per tutti i salti in mezzo al bosco. Questo diede agli altri tutto il tempo di finire "il lavoro", mentre io ed Aulo rientrammo a sera inoltrata, tra lo sconcerto della nostra animatrice, che quella sera immagino abbia assunto dose doppia di tranquillanti.
Eh si, vita intensa la nostra e piena di peripezie, e occasioni di divertimento.
La Sicilia in questo senso è stata culla di molte di queste, dato che lunghi periodi estivi li trascorrevamo nella casa di via Cesare Battisti 108 a Furci Siculo. Certo se si va per una settimana o poco più in Trinacria, è ovvio che si fa solo il visitatore delle più note bellezze di quella terra. Ma se invece ci si mette le radici per 30/40 e a volte anche 50 giorni di seguito, come capitava regolarmente a noi, è evidente che più che un turista, diventavi un Furcioto a tutti gli effetti. Tutto ciò era più simile ad un trasloco, che ad una vacanza, ma la cosa maggiormente preoccupante era la metamorfosi che subiva nostro padre al passaggio dello Stretto, trasformandosi in un "teron" che riviveva la sua infanzia ripercorrendone le gesta, imposte a noi incolpevoli villeggianti, desiderosi solamente di un pò di mare. Così appena arrivati, ecco uscire dal suo cappello a cilindro innumerevoli programmi rigorosamente scritti a mano, in bella copia, di tutte le gite (sarebbe meglio dire sfacchinate) previste dal maresciallo "Sabbaturi". Ma il 1982 è stato il nostro anno della rivincita, perché Andrea aveva ottenuto la patente e la Zia Concettina aveva comprato da poco la sua Fiat 126 personal 4, che quell'estate divenne Personal 2 cioè io e Andrea. D'incanto eravamo liberi, tutti i giorni all'Isola Bella di Taormina e soprattutto a Sant'Alessio sotto la montagna, dove il mare permetteva le immersioni più belle e Andrea con la sua fiocina di tipo popolare, recuperava polipi e sogliole in quantità. Ovviamente, oltre al mare, c'erano attrazioni anche sulla terraferma, e così non poteva mancare la regolare tappa giornaliera alla pasticceria Maccarrone, con gigantesca granita al caffè con panna e relativa brioches, alcune di quelle ottenute grazie ai servigi del fratellone, che aveva aiutato in figlio "stupido" del pasticcere a superare l'esame di inglese, magnifica trovata!! Ricordo poco il tipo a cui Andrea faceva ripetizioni, ma ho ancora ben presente le granite e le brioches che mi "sciroppavo" in quel periodo a volte aggratis!!!
Ricordi simpatici e allegri sono sempre presenti nella mia mente, perché nella nostra famiglia tutto era imperniato sui figli. Certo ho notato anch'io che mia madre portava i segni interiori delle difficoltà che aveva subito e energicamente affrontato con mio padre nei tempi precedenti, e lui sapeva bene come crearti tensioni. Ricordo bene alcune liti in famiglia, francamente assurde, e che in un ragazzo accendono dentro micce esplosive, e quanto dovrò ringraziare Andrea della sua capacità di vedere "oltre ciò che appare". Si, io certi eventi li ricordo, ma ho capito che non va bene fare delle persone un "fermo immagine" nella nostra mente per i tempi difficili o i problemi che ti hanno creato, la vita di ogni persona è più simile ad un film, e per capirlo lo devi vedere per intero, perché le persone possono cambiare, e mio padre lo stava facendo, e si vedeva che avrebbe voluto essere migliore. Era mio padre. E non posso certo dimenticare che l'adesione di mia mamma, alla fede in Geova Dio ha infuso in Lei ulteriore convinzione e speranza in un futuro migliore, e la foto e l'incipit sulla sua tomba esprimono più di tante parole chi era questa donna negli ultimi anni della sua vita.
La condivisione di tali e tanti eventi ludici, unisce nei ricordi e rende piacevole il rammemorare un passato sereno e intrigante, che ha cementato una complicità tra fratelli, che è obiettivamente diversa, nel vissuto, dagli altri componenti della famiglia. Un'amicizia che poggiava su più pilastri. Ho accennato in primis all'età quasi uguale che ci portava spesso assieme negli stessi posti, in secundis la giovinezza condivisa nelle gioie e nei dolori, ed in terziis cosa non trascurabile, la fede in Dio, che è stata un'altra componente stabile nei nostri anni di vita insieme. La frequenza alla Chiesa è stata un impegno serio, che occupava molta parte del nostro tempo, potrei ricordare i Gruppi parrocchiali, l'Azione cattolica, i congressi, e congressini laici, e poi Campi scuola, e perfino novene. A maggio tutte le sere a cantare le litanie in latino, non mancava nulla. Per cercare di rendere l'idea dell'impegno di Andrea in parrocchia, si pensi che fu perfino tra i promotori del rinnovamento del teatro dei Carmini, dove poi recitò in diverse rappresentazioni teatrali, e corsi di chitarra con i ragazzi.
Si la chitarra, ecco un punto che avevo tralasciato all'inizio, cioè in campo musicale, lui suonava chitarra e armonica e io al massimo il campanello. Un giorno si avvicina e mi dice che quell'estate non sarebbe venuto in Sicilia ma voleva andare in Germania, per perfezionare il tedesco (ovviamente sapevo che non ce n'era bisogno) e allora gli chiedo: Andrea, ma con cosa ci vai, e i soldi chi te li da? E lui, con la chitarra ci vado e penserà a tutto lei. Io sono scoppiato a ridere, ma è andata proprio così miei cari lettori. Lui una mattina è andato in dogana a Vicenza, ha individuato un camionista tedesco disponibile ed ha fatto il viaggio gratis in cambio della sua compagnia e di qualche strimpellata di Neil Young. Poi arrivato a Kassel è sceso e nei giorni successivi ha girato suonando la chitarra e l'armonica per le piazze ed è tornato, sempre "Autotrasportato" e con più soldi di quando era partito. A posteriori penso che il lavoro che poi ha fatto nella vita, breve, è stato non consono alle potenzialità che mostrava.
L'apprezzamento per le cose spirituali ci univa oltre ogni modo, cercavamo la verità ed anche per questo che quando nostra madre nel 1981 dopo uno studio sistematico con i testimoni di Geova si battezzò, io ed Andrea pur non condividendone la scelta, fummo disponibili al confronto, e come poi fu chiaro, se una persona, per quanto imperfetta e per quanti sbagli abbia fatto e farà nella vita, desidera conoscere l'Iddio che ha fatto ogni cosa e che da un senso alla vita, lo può fare, ma solo se è umile e disposto a mettersi in discussione. La Bibbia parla di un personaggio chiamato Apollo, un greco, come il nome lascia intuire, che insegnava la via di Dio con potenza, ecco io ho visto, ed ho sentito in Andrea durante i ragionamenti spirituali fatti assieme, la forza e la logica di credere in Dio e l'inconsistenza di chi nega questa evidenza, e preferisce vivere una vita vuota. Gli anni 80 sono stati bellissimi, ora eravamo non più in due, ma in tre, in quanto io, Andrea e mia mamma Bruna, condividevamo la vera fede in Geova. Quello che con mia madre era mancato nel tempo, a motivo del mio essere schivo, cioè il dialogo su argomenti condivisi, ora era realtà, una realtà che ci ha portato per mano negli anni a seguire, e che ci ha permesso di rafforzarci vicendevolmente nel cammino a volte arduo della vita.
Come sapete, mio fratello Andrea è morto ormai da 31 anni. Trentun'anni fa, nel giugno del 1994 siamo stati al museo del Risorgimento a Vicenza, insieme, per quella che sarebbe stata l'ultima uscita come fratelli. Lì ho vissuto il suo dolore nel mio cuore, abbiamo trascorso poche ore insieme, l'ho visto piangere come mai avrei creduto, con frasi come: "non voglio morire", ma con la consapevolezza che era finita. L'unica cosa che mi ha permesso di confortarlo e di confortarmi, era ricordare assieme a lui, che era stato una persona leale a Dio, ed anche davanti alla prova suprema questo non sarebbe stato dimenticato "dall'Iddio di ogni conforto". Qualcuno ha pensato che ci volesse sangue per un'operazione che gli avrebbe, forse, allungato di un po' la vita, ed ancora alcuni ne sono convinti. Non biasimo nessuno, io in quel giorno ho rinnovato ad Andrea la convinzione, anche da lui condivisa, che la lealtà a Geova Dio è al di sopra della vita. E' morto rispettando la sua coscienza, e per me questo è ciò che conta, e ancor di più, rispettando il suo Creatore che non lo dimenticherà nella tomba, così come non dimenticherà la mia mamma, Bruna.