Poetic QR Codes in Roma
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Poems
ALDA MERINI
Ho bisogno di sentimenti
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.
Accarezzami
Accarezzami, amore
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.
Alla salute, amore mio!
Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento.
Ho conosciuto in te le meraviglie
Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d’amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e lì dentro l’amore
mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.
Ribaciamo in uno stelo d'amore
Ribaciami in uno stelo
di amore
e pensa alla giovinezza che mi
prende e mi ha lasciato sola
per lunghi anni.
Ho bisogno di silenzio
Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.
Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.
Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.
Ti aspetto
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
All'amore non si resiste
All’amore non si resiste
perché le mani vogliono possedere la bellezza
e non lasciare tramortite anni di silenzio.
Perché l’amore è vivere duemila sogni
fino al bacio sublime
Desiderio d'amore
Lei desiderava un sorriso
una musica muta
una riva di mare
per bagnarsi
il suo amore impossibile.
I suoi piedi nudi e piagati,
i suoi meschini capelli.
Lei ignorava che il ricordo
è un ferro piantato alla porta,
non sapeva nulla
della perfezione del passato,
del massacro delle notti solitarie
non sapeva che il più grande
desiderio
è un niente
che s’inventa stranissime cose,
e vola come un’idea
verso l’enciclopedia
del Paradiso.
Sogna
su un altare di piombo
e frusta strampalati pupazzi
che non portano mai allegria.
Mi sono innamorata
Mi sono innamorata
delle mie stesse ali d’angelo,
delle mie nari che succhiano la notte,
mi sono innamorata di me
e dei miei tormenti.
Un erpice che scava dentro le cose,
o forse fatta donzella
ho perso le mie sembianze.
Come sei nudo, amore,
nudo e senza difesa:
io sono la vera cetra
che ti colpisce nel petto
e ti da larga resa.
I due amanti
Ribaciami amore è
solo ieri
che mi hai sfiorato la lingua
con il verbo del tuo violino,
acino d’uva il tuo fallo
che posi sul granbo migliore.
Rimani e ascolta
l’ultimo respiro di vita
che si libera dai miei capelli.
Amore non dannarmi
Amore non dannarmi al mio destino
tienimi aperte tutte le stagioni
fa che il mio grande e tiepido declino
non si addormenti lungo le pulsioni
metti al passivo tutte le passioni
dormi teneramente sul cuscino
dove crescono provvide ambizioni
d’amore e di passione universale,
toglimi tutto e non mi fare male.
Ieri sera era amore
Ieri sera era amore,
io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l’ho detto:
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole.
Perchè t'amo
Perché t’amo e mi sfuggi,
pesce rosso di vita
umido dentro l’erba
palpitante nel sole?
Perché non ho parola
dura come la pietra
che ti ferisca a morte?
Così ti fermerei,
e potrei disegnarti
un arabesco sul cuore.
Sogno d'amore
Se dovessi inventarmi il sogno
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente però
nel nostro amore
che si tua l’assoluto di un abbraccio gioioso.
Tra le tue braccia
C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volar.
Pablo Neruda
Blues esta noche al viento
Ámame cielo bajo
temblor de las ramas, ámame
dime cualquier cosa importante
entre las luces de las insignias
y las luces de los amores breves,
viento, tú,
sugiere cualquier cosa a mi cerebro envejecido
donde ramifica el coral
cualquier cosa a mi pecho de algodón
de azúcar - -
y al vientre
que vaciada la concha
murmura el mar.
Viento acaricia estos techos
planos, las cerámicas y los niños en las terrazas, mi
trago, dime
cualquier cosa de amor
no omitas nada
sólo deja atrás los lamentos, pero
todo el resto de la vida
canciones, algarabía de gozo, silencio y majestad,
largos suspiros y aliento entorpecido
¡propón, viento, propón!
Es la noche justa esta noche,
no perdamos la ocasión de hacer llegar
esta dulce carretilla cargada
hasta lo eterno,
pero mueve
tú esas ruedas, también desde el infierno
un soplo, te lo ruego,
de los tuyos, un soplo…
Un tiempo se prepara voluble
y cruel, treceañeras
se fijan en un video por horas
la luz que sin ardor viene de la red,
seda fugaz en los ojos
sorprendidos hasta sentir una leve
incomodidad por la existencia del dolor
con la boca abierta ven
de cerca e igualmente dentro de ellas
acaecer la muerte. Serán fáciles
presas asustadas para los vendedores que despachan
un mundo perfecto.
Pero tú viento que nadie sabe dónde
dime cualquier cosa bien claro
cualquier cosa que entre en la médula
espinal y en aquél silencio nativo
sea defendido, veloz,
más del reflejo sobre el vidrio del tren
que captura en la luz mi rostro
un instante como un instante
cualquier cosa más veloz que no ser más nada.
En esta edad del feeling
los escritores más notables llegan
a las mismas conclusiones de los publicistas,
y todo está abierto, los museos, los pubs y las iglesias,
y los domingos las salas parlamentarias
para la visita confusa de la gente que le dice
a todo ¡es bonito! pero no sabe
qué es preguntar.
Yo recuerdo
las manos cerradas de mi madre,
los ojos cerrados para siempre de Marta.
Y que cada cosa tiene un secreto
si no lo preguntas desaparece.
Traeremos hijos
a la luz y los expondremos
también a las tinieblas,
a veces haremos grandes festejos
y gritos de placer o de pena
sin imprimir movimiento
a toda la vida ¿qué hay en la vida?
La oscuridad es sólo la oscuridad
goce es goce, los océanos
en silencio ¿sólo vasto
silencio de océanos?
Pero el fuego claro, febril del día
que desciende entre los árboles
¿quién lo mira? ¿quién es experto
del aire,
del dolor?
¿quién sigue las líneas de las manos del abedul
y advierte el desamarre de las moléculas,
la noticia minúscula en la crónica
como cualquier cosa que tiene que ver con su amor?
Dónde están las blasfemias y visiones,
romper las cáscaras de las buenas maneras.
Hacer de sí
una oficina de reclamos
donde se deshojan revistas y está prohibido fumar
no es digno y tampoco de buen gusto
hacer de sí un silencioso, plácido
acuario no sé si valga la pena,
prefiero al equilibrio el viajar
sobre lo que queda de un viejo tronco
que en peligro se inclina
persiguiéndola a ella, Moby, bailarina
ballena que tiembla en el centro de los ojos.
Nada es como entrar
perdido bajo las bóvedas de una catedral.
Decir en voz baja ave María el mundo no termina.
O caminar
hacia el rostro
que no tiene escándalo del mal.
Ah, ¿qué cosas
aferrar sino aquello
de lo cual estamos siempre aferrados?
El simple conocimiento del movimiento
al caminar en la avenidas traficadas,
como el hombre que se detiene en las escaleras
y no se recuerda el motivo,
la sorpresa
de trabajar en el mismo trabajo
que mueve todas las horas en la creación,
el hilo de las figuras con las cuales se agarran
los planetas y aquellas sobre la escribanía
dejadas en orden por la secretaria
antes de apagar la luz, y partir.
Ámame cielo bajo, yo lo sé
que el amor siempre sorprende
y siempre trabaja,
lo sé también esta noche en la que algo más
que este whisky en el vaso termina,
levantando los ojos que tienen fiebre
sobre las luces de una ciudad italiana
que encanta y hiere.
Tú, viento que nadie sabe dónde
continúa y dibuja figuras que no comprendemos
en el movimiento de las nubes
sobre la lumbre débil de la luna,
en la sombra que se refleja en los vidrios de mi casa
en el edificio que tengo al frente.
Y deja que cante en esta noche
un rostro que tiene dolor y gloria
en partes iguales de la mirada.
Blues stasera del vento
Amami cielo basso
tremito dei rami, amami
dimmi qualcosa di importante
tra le luci delle insegne
e le luci degli amori brevi,
vento, tu
suggerisci qualcosa al mio cervello invecchiato
dove ramifica il corallo
qualcosa al mio petto di zucchero
soffiato - -
e al ventre
che svuotata conchiglia
rimormora il mare.
Carezza vento questi tetti
piatti, le piastrelle e i bambini sulle terrazze, il mio
bicchiere, dimmi
qualcosa d'amore
non tralasciare nulla
lascia indietro solo i lamenti, ma
proprio tutto il resto della vita
canzoni, chiasso di godere, silenzio e maestà,
lunghi sospiri e fiato mozzato
proponi, vento, proponi!
È la sera giusta stasera,
non perdiamo l'occasione di far arrivare
questo dolce carico carretto
fino all'eterno,
ma muovile
tu quelle ruote, anche dall'inferno
un soffio ti prego
dei tuoi, un soffio…
Un tempo si prepara piumato
e crudele, tredicenni
fissano in un video per ore
la luce senza ardore che viene dalla rete,
seta fuggente sugli occhi
sorpresi fino a sentire un lieve
disagio per l'esistenza del dolore
a bocca aperta vedono
vicina e anche dentro di loro
accadere la morte. Saranno facili
prede impaurite dei venditori che spacciano
un mondo perfetto.
Ma tu vento che nessuno sa dove
dimmi qualcosa di chiaro bene
qualcosa che entri nel midollo
spinale e in quel silenzio nativo
sia difeso, veloce
più dei riflessi sul vetro del treno
che cattura nella luce il mio volto
un istante come un istante
qualcosa più veloce del non esser più niente.
In questa età del feeling
gli scrittori più noti arrivano
alle stesse conclusioni dei pubblicitari,
e tutto è aperto, i musei, i pub e le chiese,
e la domenica le aule parlamentari
per la visita confusa di gente che dice
a tutto è carino! ma non sa più
che cosa è: domandare.
Io ricordo
le mani chiuse di mia madre,
gli occhi chiusi per sempre di Marta.
E che ogni cosa ha un segreto
se non lo domandi scompare.
Daremo figli
alla luce e li esporremo
anche alle tenebre,
a volte faremo grandi bevute
e grida di piacere o di pena
senza imprimere movimento
a tutta la vita che c'è nella vita?
Il buio è solo il buio
godere è godere, gli oceani
in silenzio solo vasto
silenzio di oceani?
Ma il fuoco chiaro, febbrile del giorno
che scende tra gli alberi
- chi lo guarda? chi è esperto
dell'aria,
del dolore?
chi segue le linee sulle mani della betulla
e avverte lo slegarsi di molecole,
la notizia minuscola in cronaca
come qualcosa che riguarda il suo amore?
Dove sono bestemmia e visione,
rompere i gusci delle buone maniere.
Far di sé
un ufficio reclami
dove si sfogliano riviste ed è vietato fumare
non è dignitoso e nemmeno dà gusto
far di sé un silenzioso, placido
acquario non so se valga la pena,
preferisco all'equilibrio il viaggiare
su quel che resta d'un vecchio fusto
che in pericolo inclina
inseguendo lei, Moby, ballerina
balena che ci trema al centro degli occhi.
Niente è come entrare
perduto sotto le volte di una cattedrale.
Dire piano ave Maria il mondo non va via.
O camminare
verso il volto
che non ha scandalo del male.
Eh, che cosa
afferrare se non quello
da cui siamo sempre afferrati?
La semplice conoscenza del movimento
nel camminare in viali trafficati,
come l'uomo che si arresta per le scale
e non ne ricorda il motivo,
la sorpresa
di lavorare nel medesimo lavoro
che muove tutte le ore nella creazione,
il fiore delle figure in cui si tengono
i pianeti e quelle sulla scrivania
lasciata in ordine dalla segretaria
prima di spegnere la luce, andare via.
Amami cielo basso, io lo so
che l'amore sempre stupisce
e sempre lavora,
lo so anche stasera che qualcosa di più
di questo whisky nel bicchiere finisce,
alzando gli occhi che hanno febbre
sulle luci di una città italiana
che incanta e ferisce.
Tu vento che nessuno sa dove
continua a disegnare figure che non comprendiamo
nel movimento delle nubi
sul lume debole di luna,
nelle ombre dietro i vetri della mia casa
nel palazzo che ho di fronte.
E lascia che canti in questa notte
un viso che ha dolore e lode
in parti uguali di sguardo.
A Battista, Batís
Llegas mientras hay más desorden, los días
volando altísimos y veloces, aquí
las voces, discursos y gritos
en el medio
hay trabajos, puntajes
sobre los sentimientos, las gruas
inmensas del día
se mueven en los cuerpos, el vaivén
el salir de las mujeres, y su reflejo
en las vitrinas.
Giran silenciosos ojos de ciclones
máquinas para la cal
de mi alma - ah, su restauración.
Ella
probablemente no me soporta más
cada mañana está cansada y bella
no rige mi corazón libélula o dinosaurio
pero yo estoy seguro que es mi puesto
como el paso que ahora alargo
en la noche, lentamente
en la plaza desierta.
Pero ven aquí Batís, ven
eres uno que llega
a la fiesta comenzada e inquiere
qué se bebe aquí, qué se ofrece
y llevas la gran tempestad
en tu pequeño cuerpo,
necesito verte,
al mismo modo de calmar con el dorso
de la mano
el ardor de los labios
y de ver la luna que se quema
blanca en la extensión de los cielos
siente hijo siente
el aire que de noche
se desborda por las calles estrechas de Bolonia.
Ven a tocar los escombros del mundo
y las ramas de la oscuridad
con tus ojos de agua
avanza Batís nuevo ignoto pintor
rompe de nuevo
con las reglas del mirar.
A Battista, Batís
A Battista, Batìs
Arrivi mentre c'è casino, i giorni
a volare altissimi e veloci, qui
le voci, discorsi e grida
a mezzo
ci sono lavori, ponteggi
sui sentimenti, le gru immense
del giorno
si muovono sui corpi, il viavai
l'uscire delle donne e il loro riflesso
nelle vetrine.
Girano silenziosi occhi di cicloni
macchine per la calce
della mia anima - eh, il suo restauro.
Lei
probabilmente non mi sopporta più,
ogni mattino è bella e stanca,
non regge il mio cuore libellula e dinosauro,
ma io sono certo che è il mio posto
come del passo che ora allungo
lentamente
nella piazza deserta.
Però vieni, Batìs, vieni, sei uno
che entra
a festa iniziata e chiede
cosa si beve qui, cosa si offre
e porti la grande tempesta
nel tuo piccolo corpo,
ho bisogno di vederti,
allo stesso modo
di calmare col dorso della mano
l'arsura delle labbra
e di vedere la luna che brucia
bianca nello sperdimento dei cieli
senti, figlio, senti
l'aria che di notte
si rompe nelle vie strette di Bologna.
Vieni a portare tutto in dono e un dono
in tutto, ad alzare con il braccio
di bambino il mondo, la giostra e l'uscita
in orbita dei dolori
e tutti i nastri volanti delle domande
gli amori
vieni Batìs nuovo ignoto pittore
avanza, rompi ancora
la regola del guardare
Océano Cocina
Habría que decir: lo he logrado,
detenido esta noche
en la mesa de la cocina
mientras aquí alrededor en los miles de apartamentos
como en extrañas galerías suspendidas en el aire
duermen todos
y la lluvia de plata termina en la oscuridad.
Habría que decir:
me las ingenio con el alquiler y le sonrío a mis deudas, pero
qué es todavía este vino luminoso
y moradosangre que me sale entre los dientes,
las noticias como estrellas terribles en la mente
no se disuelven los fantasmas sentados de amor,
la luz sube, los blanquean,
son los rostros
de mujeres, las manos de harapos, papel maché
y amigos que se voltean en el agua de los años.
Mi amor aún no se ha detenido,
me levanto y salgo a la terraza, el corazón es un puma
sobre las alturas, tengo los ojos de mi hijo,
esta noche es la primera noche del mundo.
II
Habría que decir: lo puedo
lograr.
Pero una vez me detuve
sobre el muelle de Stone Island
en una mañana espléndida, congelado
en el medio de la carrera
de mi existencia
- y sentí
toda la oscuridad del mar,
el enigma, su respirar
que llega a esta cocina, en una ciudad
italiana, en el silencio desnudo,
y es la vibración de la nevera
que encuentra la misma nota del océano,
la luz del vídeo
encendido para nadie
produce en estas habitaciones un claror del fondo.
Habría que decir: yo lo he
logrado, pero nunca se ha dicho
y tampoco sería justo decir
si el infinito un día
y muchos días en una vida
te viene a visitar.
Verrebbe da dire: me la sono cavata,
fermo stanotte
al tavolo della cucina
mentre qui intorno nelle migliaia di appartamenti
come in strani cunicoli sospesi per l’aria
dormono tutti
e l’argento della pioggia finisce nel buio.
Verrebbe da dire:
me la cavo con l’affitto e sorrido ai miei debiti, ma
cos’è ancora questo vino luminoso
e violasangue che mi esce tra i denti,
le notizie come stelle terribili in mente
non si dissolvono i fantasmi d’amore seduti,
la luce sale, li sbianca,
sono il viso
di donne, le mani di stracci, carta pesta
e amici che si voltano nell’acqua degli anni.
Il mio amore non sta ancora fermo,
mi alzo ed esco in terrazza, il cuore è un puma
sulle alture, ho gli occhi di mio figlio,
stanotte è la prima notte del mondo.
II
Verrebbe da dire: me la posso
cavare.
Ma una volta mi fermai
sul molo di Stone Island
in un mattino splendido, ghiacciato
nel mezzo della corsa
della mia esistenza
– e sentii
tutta l’oscurità del mare,
l’enigma, il suo respirare
che arriva in questa cucina, in una città
italiana, nel silenzio spogliato,
ed è il vibrare del frigorifero
a trovare la stessa nota dell’oceano,
la luce del video
acceso a nessuno
rende a queste stanze un chiarore di fondale.
Verrebbe da dire: me la sono
cavata, ma non è mai detto e non è
nemmeno giusto da dire
se l’infinito un giorno
e molti giorni in una vita
ti tiene a visitare.
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