De Fleur en Fleur

Nel cuore del XVIII secolo, quando la natura non era soltanto paesaggio ma linguaggio, Philibert Delavigne pubblica nel 1745 la sua opera più evocativa: Les Fleurs, Op. IV. dedicata ai fiori, piccoli ritratti sonori in cui botanica, galanteria e immaginario pastorale si intrecciano secondo il gusto più raffinato del Settecento francese.

De fleur en fleur nasce da questa raccolta come da un giardino da attraversare.
Il punto di partenza è proprio Les Fleurs: una mappa musicale, un erbario sonoro, una galleria di simboli. Da qui prende forma una promenade musicale e poetica, un percorso che conduce il pubblico di fiore in fiore, seguendo non soltanto il loro profumo o la loro provenienza, ma soprattutto il significato affettivo e allegorico che il XVIII secolo attribuiva loro.

La rosa sussurra il desiderio, la violetta custodisce il pudore, il gelsomino promette l’abbandono, il narciso riflette l’immagine di sé, il mughetto annuncia il ritorno della luce. Ogni fiore diventa così una tappa, ogni pagina musicale un incontro, ogni colore un sentimento.

L’universo evocato è quello dell’Arcadia, ideale di equilibrio tra natura, arte e sentimento; un mondo in cui il paesaggio si fa teatro dell’animo, e in cui l’eleganza del gesto cela il gioco sottile delle passioni.

Come nello celebre dipinto Les Hasards heureux de l'escarpolette di Jean-Honoré Fragonard—conosciuto in Italia come I fortunati casi dell’altalena—lo spettatore viene invitato a entrare in un giardino sospeso tra innocenza e seduzione, tra leggerezza e desiderio, arricchito dal suono della copia della vielle a roue costruita da Louvet per la corte di Versailles.

De fleur en fleur non è dunque soltanto un concerto, ma una passeggiata sentimentale: una promenade in cui musica, parola e immaginazione accompagna.