Poesia: Elevating Local Poetry with Passion and Precision
Felice Serino
124
LA CASA DELLE NUVOLE
cieli d’acqua e cavalli
d’aria
lì custodisco ore
sfilacciate e segrete pene
-oh giovinezza di deliri e
notti illuni
lì dove il turbinio
degli anni
è rappreso in un palpito
che nell’aria trema
125
LA PENNA NELLA LUCE
(ad un agnostico)
e tu a ripetere
non credo nei miracoli
tutte balle
ma se sei in vita è già un miracolo
sai
che si perpetua nell’oltre
glissando sul tuo intercalare io
t’intingo la penna nella luce
scrivo per Dio e la sua gloria
tu segui pure le tue ombre
fantasmi che ti succhiano la vita
126
LUNA PARK
ride la piccola Margot
alle smorfie del papà che si rade
“suvvia ti porto alle giostre” e
lei s’illumina di gioia e
poi a cavalcioni sulle larghe spalle
nella fantasmagoria delle luci
un po’ ci si attarda
nell’aria ancora calda di fine settembre
riverbera una miriade di
stelle negli occhi innocenti
mentre le nasconde
il resto del viso una montagna
di zucchero filato
127
L’ORA CHE DALL’ALTO
l’ora che dall’alto
giungerà come un ladro
ti troverà a mani vuote e
cosa dunque Gli offrirai
se non lune lacerate
dai cani della notte
e capestri
di nebbie
nel delirio dei giorni
e vomiti
esiziali
di una vita in perdita
128
AGLI OCCHI DEL CIELO
agli occhi del cielo
padrone dei tuoi beni
sarà la ruggine
quando avranno rovesciato
i tuoi forzieri gli angeli
della morte
e tu non avrai più nome
allora la tua casa vuota
sarà preda della gramigna e
di avvoltoi affamati
mentre a essere elevato
sarà il plebeo
che condivideva il pasto coi cani
129
LETTERE AMO INDORARE
finché loro ci sono
e hanno le mani nel sangue
quasi presenze
percezioni inconsce a ravvivarle
come in padella a fuoco vivo
galleggianti in olio bollente
dagli scoppiettanti schizzi
insieme a parentesi a guisa
di unghie-di-luna appena
scottate
ecco che il cuore
madido di luce
ci si nutre
invaghito di lettere appena
pescate
dall’inferno dell’olio
130
ALLUCINATE VISIONI
la sensazione di cadere
in un vuoto vertiginoso
ma si era soltanto assopito
le voci confuse
della tivù si fondevano
con le sue allucinate visioni
di fosfeni
più netta la linea
di demarcazione
ora
che la sua testa emergeva
come da alti muri d’acqua
131
MUNCH
nel buconero
del Grido
spiralante la vertigine
la raccolgo dentro
un foglio
vedi
pesco sogni di ragno
rimasti
nell’intreccio della tela
132
RICORDO UN ANGELO
da piccolo
ricordo un angelo
raffigurato al soffitto
con lui mi confidavo quando
la febbre mi teneva a letto
nell’azzurra volta
trovavo altre nuove figure
lassù nascoste
mute testimonianze
di mie visioni
così passavo le ore
pomeridiane
mentre una lama di luce
cadeva obliqua
dalle socchiuse persiane
133
FIORE NERO
l’avvicendarsi degli anni a cogliere
il nero fiore della morte
i figli emigrati
in cerca di eldorado
e l’anima che ha perso pezzi del suo cielo
trasudano presenza della tua metà
le fredde pareti e
le lettere d’amore ingiallite
nel fondo del baule
134
L’INESPRIMIBILE
questo rebus
che sei
intreccio d’anima e istinto
sul bordo del tempo
vago sogno in te
specchiato
l’indefinito
di te
un sé
dilatato in cieli
ancestrali
dove l’esistere è il suo
pensarsi
135
LUCE AL TUO PASSO
(ad un figlio)
reinventati la vita
non t’accorgi d’essere
vivo per apparire
dai una mano di bianco
alla tua anima d’autunno
migliora la tua aura
fermati estatico
davanti ad un volo o l’esplodere
gemmante di un fiore
ringrazia il Signore
fai pace
con la vita che mordi e ti morde
è luce
al tuo passo l’angelo che
sulle tue orme cammina
136
IL TUO SANGUE CHE VOLA ALTO
(a Madre Teresa)
non ombra che occulti
la tua anima di piccola donna
immensa
come il mare
specchio alla bellezza
la verità è il tuo sangue
che vola alto
planando
su celestiali lidi
oltre
le sere che chiudono le palpebre
sul cerchio opaco del male
non v’è ombra a coprire
il grido di luce in te
gemmante
137
SGUARDI E IL TRACIMARE
sguardi e il tracimare
di palpiti
alle rive del cuore
aria dolce come
di labbra
incanutire di fronde
nella liquida luce
138
FLEBILI ECHI DI CONCHIGLIA
fai che voltarti
alle spalle ampie aperture
d’un livido cielo
dove gorghi
hanno succhiato linfa
ai molteplici io
ancora flebili echi
di conchiglia
dal mare aperto dei ricordi
che il sogno criptato
fa suoi
139
FINESTRE D’ARIA
fa strano guardarlo
mentre il bacio deponi
come su freddo marmo
dici sembra
dormire
se immagini di aprirgli
la spaziosa fronte
vedresti attraverso
finestre d’aria
come uccelli aleggiare
alfabeti felici
che dicono l’inesprimibile
140
FINE ANNO
semmai un aggancio
la mano del vicino
ora
che un senso di sperdimento
è la vita rivoltata
ma le volte che vi hai sputato
girovagare tra
luminarie e vetrine
ti richiamano all’incanto del bambino
mentre ti lacera dentro
la morte del clochard
sotto i portici nel gelo
141
SOGNO DI CARTA
alti muri
di carta
laceri strati e strati
senza via d’uscita
labirinti mentali
ove galleggiano improbabili
parole e voci
bagaglio d’un viaggio kafkiano
142
MI PIACE IL TUO GARBO
(a mia moglie Angela)
ora dici mi piace
ancora il tuo garbo
e un pizzicotto mi chiedi
per vedere se non è un sogno
nel letto abbracciati
nel dolce tepore
l’attesa
che salga la luce e c’inondi
grati al cielo d’essere
insieme sembra anniluce
o primavere scandite che
han visto le nostre tenerezze i silenzi
143
POESIA SI FA
è che poesia si fa da sé
nel seme del suo autocrearsi
è nella danza del calabrone sul fiore
nel gioco
della luce con l’ombra attaccata ai piedi
nelle parole bagnate in un lancinante addio
casa della poesia è dove nasce l’onda
la radice del vento il volo aquilonare
è vedo non vedo in una grazia velata
poesia è la bellezza
che tiene in scacco la morte
144
CASA DI RIPOSO
sono io oggi
ad imboccarti
al pomeriggio poi il solito
giro nel viale
lo scricchiolio delle ruote sul selciato
gli alberi vedi han perso la bella chioma
ed è ancora clemente il tempo
tu adagiata in una smarrita indolenza
riflesso
nei tuoi occhi il cielo
t’asciugo con garbo un filo
di bava lucente
ora che non hai più voce
mi giunge eco di madre
mangia se stesso chi
non si dà
145
FUNAMBOLI
metti noi due
guardali
in bilico sulla corda
tesa dell’esistere
a contare gli anni come grani
nelle curve dei silenzi
gli abbagli nel vuoto del cielo
lo sporgersi sul tempo che viene
e le cicatrici di luna nelle
primavere risalendo in luce
da inverni amari di
catarro e croci
146
SE GRATTI L’ARGENTO
[ispirata leggendo “Finzioni”, di J. L. Borges]
paradosso
temere di sparire se
gratti l’argento dello specchio
quasi
non t’appartenessi
realtà sfumata nel mistero
non sei che parvenza
sognata da un dio
nell’insondabile
suo cielo d’esagoni e sfere
147
LUCE D’AMORE
carne che presto
si dissolverà nell’aria
occhi
che rideranno al cospetto
dell’Assoluto
il tempo è breve
delle ombre allungate sul cuore
invaderà tutto l’essere
quella Luce che addenti
148
POESIA TI LIBRI
dal sangue un nascere d’ali
poesia ecco ti libri
in verde cielo d’alfabeti
dove l’anima si ascolta e
la vita si guarda vivere
149
ROSA D’AMORE
vita che ti attraversa
in un vento di luce
angelicato fiore
rosa che si schiude
fra cristalli dell’inverno
150
AUSCHWITZ
impigliato
il cuore al filo spinato
sui prati di sangue
decorati dal fiore dell’urlo
mai dissolto nell’aria tremante
-grido
che cammina
nella memoria della storia
coperto dal velo
di pietà
——————————————
PALPITI DI CIELO
(2015)
151
SPLEEN
lei dagli occhi blucielo
inquadrata in un ritaglio del
tuo sogno lucido
ed è un morire dentro
percorrere
l’acciottolato d’un bianco accecante
che conduce al mare
e quel sorriso
a durare nel cuore
perdutamente altrove
ti fa il verso il gabbiano
planato
sulla tua isola di spleen
152
IL GRIDO
ad un cielo
sordo ad ogni voce ed eco
appeso il grido
testa e croce ti giocasti l’anima
nel bailamme
d’un’allucinata notte
a simulare la morte
153
L’ATTESA
ti tiene in vita come a fine inverno
la primavera canterina
(non già l’appagamento
senza più desideri)
ti tiene in vita quel non so
che riempia i vuoti
(come il trepidare per l’uscita
delle prime poesie o
per il primo appuntamento)
ecco risuona l’attesa
come un’eco di mare
sei la vela che si gonfia di vento
154
IL LEBBROSO
alle sue spalle
un cielo bianco cadmio
e la figura
ieratica
a fendere la folla
chiudere le distanze
luminosa
Farfalla “vede” posarsi
sulle dolenti piaghe
155
L’INDICIBILE
dove deflagrano
nude parole al di là
della scrittura
ho cercato nel calamaio del cuore
l’inesprimibile
ciò
che non può essere detto
ho cercato stanze
inesplorate
negli anfratti del mare
le voci
trattenute
nella gola del vento
l’indicibile
nella luce della bellezza
156
ANCORA IN VOLO
perduto in me
l’aquilone ancora in volo
dal tempo che
più che reale m’era sogno
la vita
ora forse nascosto
dietro le nuvole o
a giocare col vento
in cadenza di vortici
imprevedibili
come l’esistere
157
NEI FONDALI
per nulla mi separerei
da questa pena
nel macerarmi chino sulle parole
tra respiri di solitudine
-v’è un accendersi
di segni e strade
mentre attraverso l’inconoscibile
che in sogno spio
non altro anelo che questo
inabissarmi
nei fondali di fonemi
finché la morte
mi sorprenda
in un’emorragia d’inchiostro
158
CHIEDILO ALLA LUCE
scrivere la luce
inginocchiato nella luce
inspirando bellezza
ch’emana
come da un tempo altro
pure
ami la luce
ferita:
chiedile
delle infinite crocifissioni
fattene guanciale
in notti di pianto
159
DIVERGENZE
la luna
china sulle mie notti disfatte
di poeta in erba
a carpire versi da “urlo”
beat ante litteram
coi sogni di gloria nel cassetto
in cerca della parola
luminosa che “spacca”
e tu rivolto alla mia
“crisalide”
che andavi blaterando nel
citare la preistoria
carducci et similia
160
UN CIELO CI NASCE
dal peso mortale
un cielo ci nasce
penetra luce
nella ferita più fonda
siamo respiro cosmico
legati a una stella
di sangue
originaria armonia
che nel vivere si frange
161
SENZA TITOLO
ora
il mio sangue si eleva
al battesimo della luce
vedi
sono fiorito
e la morte non la ricordo più
sono uscito da lei come da un fiume
di tenebra
162
LUCE DI LUNA
(l’ispirazione)
ti dai d’amore e in veste
notturna t’ammanti
all’occhio del cielo
in silente vaghezza
il tuo porgerti china
sul sangue che ridèsti
nell’essere mio: m’irradia
d’epifanie luce
di luna
163
A DARTI L’ABBRIVIO
a darti l’abbrivio
sarà forse l’urlo
del fiore che s’apre
creare
è del funambolo senza rete o
è come andare su vetri
una parola un taglio
164
RESURREZIONE
rinfranca
il Tuo offrirti in croce
chicco che germoglia
in esplosione di vita
ma il silenzio del cuore
si fa abisso:
duemilanni e la pietra
sepolcrale come non fosse
rimossa:
al primo canto
a rinnegarti
165
TI CADEVANO GLI OCCHI
capre e cavalli di nuvolette pigre
in un cielo dilatato nel respiro
ecco da dietro l’angolo apparire
la ragazza dalla maglietta rossa
a fare footing nella luce
lattiginosa del mattino
poi t’accorgi d’aver solo sognato
-desiderio fatto pensiero allucinato-
e nel ritrarsi quel cielo
la ragazza s’è come sovrapposta
a quella vista la prima volta
al parco or sono trentanni
quando
dovunque guardavi
ti cadevano gli occhi su quella figura
esile nell’alone
di luce lunare
ma tant’è che stasera
ti “cadono” gli occhi davanti
al teleschermo
166
CONTROLLARE IL SOGNO
è diventata la sua arte
ne sa uscire
e rientrare quando vuole
e secondo l’umore persino
programmarlo
mentre prende sonno
basta che si concentri
e in vividi colori le appaiono
pesci uccelli fiori
vasta varietà di flora e fauna
finestra su cui s’affaccia
un mondo altro
nel suo luogo di degenza
un bell’evadere dal grigiore è vivere
questo exo-esistere
parallelo
lei divenuta oggetto di scherno
un libro aperto
lei amica-madre dei gatti
col loro gnaolìo alla luna
167
SPLEEN 2
ali e croci dell’esistere
sono il veliero che attende il buonvento
sotto i mille occhi di un cielo allucinato
a farmi il verso un gabbiano
in volo da un dove non so dire
168
BLASFEMIA
ricusi l’abisso capovolto
intriso
del Suo sangue
dall’orlo della luce
ti distanzi
in vaghezza dell’effimero
vanagloria leva al cielo
un pugno d’aria
169
PASQUA
del Suo olocausto
ha ribaltato il fondo
rovesciato la pietra
che teneva in scacco la Vita
-escono lucenti raggi
da acqua e sangue del costato
al canto d’osanna
l’angelo
si china sul giorno umano
170
NELL’ANIMA BAMBINA
come non ricordare il rifugio
del passerotto intirizzito
le mani a coppa e il caldo fiato
o il micino di pochi giorni
lucido di saliva
portato in bocca da mammagatta
come non riconoscere
le tracce lasciate
sul sentiero teatro di giochi
e l’acuto
richiamo della madre
la tavola apparecchiata
inondata da sciabole di sole
immagini vive custodite
nell’anima bambina
che ancora ti chiamano dal buio
fondo degli anni
171
L’ESTRO
dicono abbia avuto
da piccolo
“familiarità” con le feci
-oddio! strillava la madre
e le comari:
-niente paura è roba sua
e già l’estro emergeva
ché ci scribacchiava per terra
tra losanghe di luce
172
I CIELI DEL JAZZ
capricci di note
facce ondivaghe in acque del sogno
la nausea lungo
i corridoi di latrine
il gemito del sax le gonfie gote
tempo
rallentato avvitato
nel marasma di umori
poi il mattino li raccoglie
spugne
e l’anima della musica che attraversa
muri di separazione
173
SENZA TITOLO 2
ho sognato d’essere
un bosco devastato
e in me cadevo
cadevo
con schianti d’alberi
174
QUESTO GIOVANE CUORE
(alla figlia)
capriolare nell’ante-nascita
tu rosa vestita per la vita
tuffarti nell’azzurro e
respirare la poesia pura
d’incontaminati cieli vorresti
ah non debbano i veleni del mondo
-mio e tuo anelito-
intaccare questo giovane cuore
175
SCHEGGE DI STELLE
a mitigare il gelo delle parole
che il tuo volto a volte
veste
non riesco ma a notte
quando
il tuo corpo s’apre a una luna complice
schegge di stelle mi
sorridono
176
COME IN PRIMAVERA
impoverito mi sento
quando
sfuggono a volte le note
di quell’aria struggente che alberga
nell’anima e
-breve appagamento
di fioriture e voli-
nelle ore vuote m’accompagna
a sprazzi
pure ritorna
rivivendo in letizia
come in primavera la chioma di verde
a ornare quell’albero triste
-superato il morso del gelo
177
A VOLO D’ANGELO
il nero asfalto il lenzuolo
i nasi all’insù l’attico
al ventesimo
depressione dicono
autopsia perché:
se non s’è
tirato un colpo
si è “solo” spaccato
178
IN UN ANGOLO REMOTO
la vita d’un uomo
nella luce degli occhi
i paesi esotici i mari
che ha varcato
a barattare per nuove
esperienze
la vecchia pelle
di coriaceo ulisside
ma si passa una vita
intera
senz’ancora conoscersi:
in un angolo remoto
l’ ombra da tenere
al guinzaglio
179
LA MUSA
dove inginocchiata è la luce
lo spirito contempla
come un incantesimo
la novità di lei la tua corda
sfiora
accordando
il tuo vagheggiare
s’anima il tuo cielo
in volo d’angeli
e febbre
è la parola
180
E’ BELLO SOGNARE
come tirare su
un secchio di ricordi
custoditi in fondo al tuo cuore
come riesumare
i tuoi morti
aspettarti da loro fausti presagi
o l’apparire
di vagoni di nuvole e lunghi
corridoi di porte chiuse
dove ti sembra essere stato
181
VITA SOLLEVACI
vita sollevaci
dall’ignavia dei giorni
-serpe mimetica
fa che non sprofondiamo
in questo buio di stelle calpestate
le addomesticate coscienze
fanne bottiglie
a navigare mari di speranza
e
come un fuoco
vivo a forma di croce
giunga
il messaggio
della tua sacralità
182
LA PAROLA ESSENZIALE
non altra che quella
l’unica
annunziata
che la mente arrovella
fanne cuore e centro
il raggio renda armonico il disegno
senza
ne urlerebbe la trama
il sangue fatto
acqua
183
IN QUEST’ARIA STAGNANTE
pensando a te vedo
il vuoto di una porta
e dietro la porta ricordi
a intrecciare sequenze indistinte
sogni e pensieri asciugati
mentre un sole
di sangue s’immerge nel mare
in quest’aria stagnante
come un olio passa
la luce
sopra il dolore
184
ANTINOMIA LA MORTE
ritenere antinomia
la morte – la tua
come un abbaglio o un
trapassare di veli
e nel distacco
quando
il mondo senza più te sarà
impregnato della tua essenza
” leggerai” il tuo
necrologio
pagato un tanto a riga
185
VANAGLORIA
vita che mi mastichi
mia vita
dagli equilibri spezzati
e anse d’ombre
dove annegare il grido
difendimi
dal mio profondo
uccidi in me quel capriccio
aureolato
solo
da esibire
186
VOLARE BASSO
volare basso
per dare tanto con poco
lei a volte si cela
nello specchio o nel buio del divano
luce affebbrata
la parola che ti tiene avvinto
celeste fuoco
187
DAL GIARDINO DEI SOGNI
forse quando
il tuo orizzonte è a chiudersi
sullo scenario del mondo
e tutto è consegnato all’evidenza
della fine
dal giardino dei sogni
ti strizzerà l’occhio
ancora qualche verso
lo vergherai in fretta
su un tovagliolo al bar
prima che si disintegri nell’aria
come i tuoi io
dagli anni risucchiati
188
LA NUDITA’ DEL SANGUE
pindarici voli
leggevo nel tuo cielo
e i tumulti del sangue
in cadenza di note
sul pentagramma di sogni
rubati e franti
oltre quel fatuo fuoco
è ora un discendere
nel tuo specchio
incrociare la nudità del sangue
dal profondo ti vedo
riavere il cielo
veleggiando sicuro
ed è la corazza che indossi
a darti la forza del perdono
laddove
ti appariva debolezza
189
IN LINFA D’ALFABETI
manca poco possano piovere
lettere
nel tuo sogno controllato
e tu
ti veda
riflesso in pozzanghere
a cogliere parentesi unghie-di-luna
e il grido
delle a le sospensioni delle e
poco manca
sia la musa un donarsi in linfa
d’alfabeti
di cui s’imbeve il tuo sogno
lucido
190
SPLEEN
lo scoglio
e tu
come un tutt’uno
quasi sul ciglio
del mondo avvolto
in una strana luce
labbra di cielo
questo
contatto di sole
vedi nell’aria
marina
un gabbiano planare
su una solitudine
che ti lacera
all’infinito
191
UN DOVE
trafitto
da ustioni di luce
quasi a difesa avvolto
in un mantello di vento
vano
interrogare un dove
in bianchi cieli
l’angelo è di pietra
l’anima un buco
nell’immenso
192
QUELL’UOMO CHE
quell’uomo che
“incurante”
della tempesta dormiva
che ha diviso il mare
che è uscito dalla morte
squarciando i cieli
quell’uomo che
se il granello
di senape non muore
uomo-dio fattosi
bambino ed ultimo
Dio incarnato
trascinato dal cielo
dal peccato
193
ASIMMETRICI VOLI
parole
colte e frante
nella febbre d’un grido
aperte ali dei sensi
contro
pareti di cristallo
scrivere sul sangue
di un sogno kafkiano
194
KANDINSKJI
sfilacciano sogni
di ragno
graffi di luce
a destarti un’alba
bagnata di colore
quel giallo
spalmato
nel canto della tela
195
DALL’OBLO’
la poesia quella di lungo
respiro dà vertigine
è come
prendere il mare e non vedere
che l’orizzonte e mai la terra
le immagini vedi dall’oblò
del cuore sovrapporsi
fare ressa e
infine sbarchi
boccheggiando
col mar di terra
NELL’INFINITO DI NOI
(2015-2016)
LO SGUARDO VELATO
196
LO SGUARDO VELATO
dò i miei “occhi” a quel che passa
in questo scorcio di tempo che mi resta
d’intenerimento
la stessa
luce la losanga sul letto
la goccia pendente
dal ciglio lo sguardo velato
ora come allora
quando
“morte ti colse fior
di giovinezza” scrivevo
ventenne o giù di lì
-ah ridicolaggini
197
COME SBUFFO DI FUMO
riconoscilo
l’hai tirata per i piedi
non un’immagine
viva che susciti
un tuffo al cuore
né metafore o
enjambements
se spazi nel tuo mondo trovi
-anche un
batter d’ali a ispirarti
invece
buttata lì
lei dal fondo
del bianco grida
la immeritata
striminzita vita
198
VAGHEZZA D’IMMAGINI
non un appiglio neppure
l’aggancio da un sogno
vaghezza d’immagini
preavvertite quasi
a scivolare di sguincio
nella immensità dei silenzi
senza il tempo di rubargli
l’ultimo fiato
-complice una quasi
misterica luce
boccheggia l’anima
nell’eco d’un grido
come di un frantumarsi di cristalli
199
COLUI CHE INTINGE CON ME
Gesù aveva i suoi “followers”
ma per nessuno vorresti la sua fine
(in)gloriosa
quale fuoco ti attraversa la carne
giuda-di-turno
nel laccio dell’inganno il mondo
la croce è la porta stretta che
ha chiavi d’aria
200
QUANTE PICCOLE VITE
(a Iqbal)
tra trame
di tappeti e catene lasciò
a terra la sua ombra e
s’involò
quante piccole vite
su di sé per farne
una
-indivisa-
la sua
firma di sangue su
un Sogno immenso
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201
SPLEEN 2
brusio di voci
galleggiare di volti
su indefiniti fiati
si sta come
staccati
da sé
golfi di mestizia
mappe segnate
dietro gli occhi
vi si piega
il cuore
nella sanguigna luce
202
TROMP-L’OEIL
(l’ispirazione)
nella mezzaluce
t’invita l’occhieggiare
del trompe-l’oeil
la visione centrata
nell’intime corde
ti sale
da un remoto
di ancestrali lidi
IL TUO SPLENDERE
su un remoto
di assonnate rive
-spiumata
di luce l’anima-
torna
a far breccia il Tuo splendere
settanta volte sette
ho conficcato i chiodi
altrettante non
basteranno
lacrime da versare
sulle Tue luminose piaghe
204
IL PENSIERO VOLA
il pensiero vola
quindi
volo
anche se zavorra
giù mi trattiene
le invidio tuttavia
per quegli ossicini cavi
le creature del cielo
noi
-peso di terra-
ossa come vetro
a sbriciolarsi con gli anni
205
NUDITA’
(di un sogno ricorrente)
labirintici corridoi
ti vedi venire contro
traversandoti una
moltitudine
ti fa strano che
non fan caso che giri nudo
poi come un ladro ti trovi a spiare
dentro stanze ottocentesche
aspettandoti semmai
un incontro piccante
206
CHIMERA
vaghezza di nuvole a stracci
tu
nella mezza luce mi chiami
poesia chimera
mi conforta la tua ala
vellutata d’angelo
quando come in sogno
visiti
le vuote stanze
di quest’anima vagante
207
I PASSI ALL’INDIETRO
nell’ora dolente
Ti consegno i passi all’indietro
le volte
che ho svoltato l’angolo
davanti all’ingiustizia
al cuore sperso
dona corazza
di verità senz’alibi
rivestimi Signore
con veste di fuoco
208
AUSCHWITZ
il velo della memoria
in luce di sangue si ravviva
è fiore che s’apre
nell’urlo
209
FAMMI LUCE
ti prego fammi luce
in questo pauroso dedalo dell’io
assalito dai mostri della mente
avvolto
nella camicia di nesso degl’istinti
sono cieco fiume senza foce
da me diviso arreso
fammi luce
e sarà giorno quando
ti saprò riconoscere
staccato dalla mia ombra mortale
210
CUL-DE-SAC
dritto ti c’infili
se pensi che
la fine è sempre in atto
e il mondo
è un addio dopo l’altro
è maschera invece per chi
finge di non accorgersi
negli occhi ti restano
saltabeccanti
sui resti di una festa
colombi a frotte
211
E SARAI RAGGIO
sei disceso angelo per vivere
in carne la morte
non sguardo dal ponte: vieppiù ti lega
trama di dolore e rara gioia
le spoglie deporrai e sarai raggio
di quel Sole che non puoi vedere
212
OCCHI SECCHI
clessidre di sangue emotivo
a sovrastarti
stillicidio nella mezzaluce
a chi chiedere di questo
ginepraio di pena e
l’oro del mattino fatto piombo
occhi secchi
a perdere
pezzi di cielo
nel sangue degli echi
213
CIELO AMORE
manto d’azzurro palpito
capovolto abisso
misericorde
ben conosci il fondo delle pene
di noi mendichi d’infinito
specchio sei
dove invertigina il cuore
nell’abbraccio delle stelle
214
VELE STANCHE
leggi scavi ché nasca
-ne va del creare affossato-
linfa nuova a diradare
quella nebbia della mente
dal grembo della notte esca
la tua barca
vi spiri augurante
il buon vento a gonfiare
le tue vele stanche
per nuova ventura nel mare
blu d’inchiostro
dove è bello
finanche morire
215
DOPPIO CELESTE
rigenerarsi in linfa a disperdere
grumi
dove si china
l’anima a contemplare
nel profondo di te ecco
il cielo farsi d’un “azzurro”
misterico e
tu da un suo lembo
a spiare
un te senza morte
-specchiato
216
DA UN DOVE
i repentini voltafaccia del tempo
alle soglie dell’autunno
le foglie già morenti
invita due corpi il tepore
delle lenzuola
nella bocca dell’alba
sai
il momento migliore
per il dono dell’ispirazione è quando
ti giungono ovattati i rumori
e tu in un tuo mondo
col sonno di un eterno respiro
più tardi poi sul lungomare
sulla pelle la fresca brezza
forse un gabbiano
avrà per te
nel becco un verso prezioso
217
LA PAROLA
la parola è nostra
madre
che genera la
danza e la gioia nuda
la parola
dice di sé
del tempo del primo stupore
t’apre
il terzo occhio
parla all’orecchio del cuore
218
NAVI DI NUVOLE
(visione)
raggio verde balena
nel tramonto
su navi di nuvole
vedere apparire angeli
udirne i celesti canti
rassicuranti presenze
ondeggianti lievi
tra i pensieri
orfanezze d’amore a consolare
messaggeri
di luce
ondeggianti nel sogno
ad ascendere dove s’inalba
il cuore
219
SOTTO PORTICATI
sotto porticati
cartoni e
cappotti lisi hanno respiri
a un passo
vetrine ridono in abbagli di sole
più in là privati
paradisi
un rombo testarossa è strappo
d’anima a dividere
la terra tra i “morti” e i vivi
il mondo ha denti aguzzi
220
ALTERIGIA
[Ispirandomi al verso di Vincenzo Cardarelli: “vorrei coprirti di fiori e d’insulti”]
m’appiglio alla tua fredda
grazia come ad un
corrimano: sto su inclinato
piano mentre t’offri
a una vertigine di distanze
ancor più ora ti fai
preziosa
221
UNA CERTA LUCE A FLETTERSI
di buon’ora bisticci con la lampo
t’insegue tiranno il tempo
una certa luce a flettersi nel cuore
fa strada a un dove che non trovi
perdurasse quel lampo che viene va
prima che lo fermi su carta ma
se non torna non ha “dignità”
raduni pezzi di un puzzle scombinato
nello sperdimento d’una stagione andata
222
IL CARRO DELL’ORO
sotto cielo aperto
una ad una
cadute le teste
a calcificarsi sorrisi ebeti
sul trasfigurato carro
dell’oro
223
L’OLTRAGGIO
perso nelle forme strane
delle nuvole mi sento
lontano da un mondo estraneo
assisto all’oltraggio
della rosa che si
perpetua
sono esposto alla vita
224
NEL VASTO MARE DEL SOGNO
nel vasto mare del sogno
galleggia l’immagine
di te esile scricciolo
a sussurrare all’orecchio
del cuore edulcorate parole
ritrovarci
nel nostro giardino d’infanzia
mano nella mano
impastati di sole a rincorrere
saltabeccanti piccioni
riandare alle incoscienti
acrobazie per i soli tuoi occhi
interrotte
dall’acuto richiamo
di tua madre per la merenda
smosse le acque del sogno
ora a svanire
da un oltre ti sento
225
COME ASESSUATO ANGELO
sospesa nel vuoto m’appari
asessuato angelo
mentre in dormiveglia mi rigiro
giungerà mi dici squarciando
le nubi lui l’Atteso
ci sorprenderà come un ladro
a strapparci alla morte
carne della sua carne
e ruggine allora sarà l’oro
226
IL LIMITE
(ad un materialista)
devi ammetterlo
come nave incagliata ti senti
bravo al più
nel leggere fondi di caffè
non certo alla tua portata
della poesia il rinnovato sangue
i frammenti di stelle la lucente
coda di cometa a cui s’attaccano
in sogno i bimbi
non certo quei misteri insondabili
che impregnano i muri di casa
con le anime dei morti
che abitano il tuo vuoto
non alla tua portata
quella profondità
del gran mare del sogno che
è vita che si lascia vivere
227
NELL’ORA SOSPESA
quel giorno ti sbarberanno
t’infileranno il vestito buono
ma
non serve prodigarsi più di tanto
non restano che spoglie l’anima è già via
nell’ora sospesa
fisseranno compunti quel viso di marmo
mentre il tuo presente ha chiuso la porta
il pugno o la palata di terra
con la benedizione dell’officiante poi
a tavola com’è uso per dire la vita
continua
qualcuno forse già alticcio
leggerà con deferenza
alcuni tuoi versi trovati in tasca
restano in rete briciole di te
228
GIA’ GRANDE TI VEDO
dai che ti porto alle giostre
finiti i compiti
promettimi
che prima di dormire
stasera dirai una preghierina
per quei bambini saltati in aria
-la larga macchia rossa sull’asfalto
nella liquida luce degli occhi
penetrare
in quell’abbaglio
fino al sogno-incubo
su
da bravo che ti porto alle giostre
ci perderemo nella
fantasmagoria di luci
ecco: già grande ti vedo
a risvegliarti domani
convitato di pietra
il Tempo
229
ANELITI D’INFINITO
è la vela rossa della Passione
a prendere vita nel tuo sangue spanto
nella luce
ti dai d’amore in aneliti
d’infinito
anima persa per rive sfiorite
negli occhi
230
SFIORITE RIVE
sfiorite rive
in cadenza d’anni l’azzurra
vastità di te solo
si svenano
in caducità di foglie i giorni
accartocciati
sul viale della dimenticanza
231
VICOLO
dolore antico
di donne in nero a segnarsi
se dal profondo si levano i morti
a dare infausti presagi
vicolo
inghiottito da un grappolo di case
appese a strapiombo
ricettacolo
d’umori ancestrali
in un tempo cristallizzato sospeso
232
DAMMI L’ABBRIVIO
dammi l’abbrivio musa
nel dormiveglia o
nel profondo fa che s’accenda
la mia casa di nuvole in verdi
cieli e alfabeti
sostieni quella
neo-nata struttura
arco di parole e suoni
che si parte
dal cuore a navigare
il più bello dei mari
[ultimo verso: da Hikmet]
233
A BOCCA PIENA
trucidata vita
dai lenzuoli di sangue nei telegiornali
un dire assuefatto freddo
che ti sorprende non più di tanto a bocca piena
che non arriva al cuore
-per quei bambini occhi rovesciati
a galleggiare
su un mare di speranza
la cui patria è ora il cielo
violata la sacralità
vita che non è più vita
vilipesa resa
quale fiore a uno strappo feroce
di vento
234
IN UNA PIEGA DEL VENTO
luce obliqua sui tuoi anni andati
sui tuoi fogli nell’aria sparsi
quale data incideranno
sulla tua lapide un giorno
non ti è dato sapere
ma sono degli uomini
le convenzioni
e scomodare kronos è eresia
rinascere in una piega del vento
senza guerre né odi
per la rotta del cielo
pindarici voli
che ti lasciano
le ali spezzate
235
NAUFRAGI
il viso un libro
le pagine
gli io indefiniti
maschere che indosso
se non mi trovo
poi s’apre
il corpo -occhi
lapidati- nell’emergere
dai tanti me
236
FANTASIA 2
dipingono il mio sonno i morti
veleggiando al chiaro d’una luna
complice sul filo
d’orizzonte
ricreando gl’incantesimi del
bambino in me mai perduto
veleggiano
discreti sul filo del respiro
entrandomi su dalle narici
con la barca di cristallo
dei sogni
le vele al vento per l’ignoto
237
FANTASIA 3
la barca trasparente del sogno
dove ti porta?
palpiti
seguono la scia
uscendo dalla
camera della mente
immagini icastiche
gli argini rompono
del trasognato sguardo
238
ULISSIDI
ulissidi e la vela della
passione su perigliosi flutti
intrisi di mistica luce
a sbraitare di gioia
il cuore
sull’orizzonte la terra
promessa
239
UN OCCHIO DI RIGUARDO
un occhio di riguardo
per quei tralci che non
secchino anzitempo
-noi protendimento
dell’Albero che nei secoli affonda
le sue radici
un occhio di riguardo
ché a prezzo di sangue
fu il riscatto
240
ANAMORFOSI
del sognato
ricordi a brani
mentre l’io è anamorfosi
nella “valvola” del sogno
ti svegli e ti ritrovi davanti
a un te dagli enigmi irrisolti
un circolo vizioso
il tuo uroboro
ti appare anamorfosi
a volte
anche questa vita che imita
sempre più il sogno
nell’avvicendarsi degli anni
i treni persi
alle stazioni
NELL’INFINITO DI NOI
(2016)
241
DOVE L’ANGELO
falesie di pensieri
nella fragilità del giorno
quando alta
s’eleva la parola – dove
il senso di sé t’innamora
dove l’angelo
perde una piuma
242
VAGHEZZE DI LUNA
vola nel sangue della parola
l’anima gemmante
un’alba cadmio
accoglie
in vaghezze di luna
l’erratico cuore
243
CUL-DE-SAC 2
tu che deambuli come
su inclinati piani
dimmi che vedi in questa
bolla d’alcool e droga
se mondi immaginifici o
sorta d’inferni
ti scagli sulla madre per la
giornaliera dose
tu potenziale omicida
su strade d’asfalto allucinate
ahi che non vede mai giorno
il tuo cul-de-sac
è rovi e croci
sangue pestato nei tuoi vaneggiamenti
244
VERTIGINE DI SPECCHI
un’incognita ti resta la vita
nebulosa sogno o cos’altro
che ti avviluppa in una bolla
o forse solo velo da strappare
col beneplacito del tuo angelo
vedi
alle spalle i frammenti di te
in una vertigine di specchi
aggrapparsi al vuoto
ricacciati
indietro
dall’unghiuta morte
245
DI LUCE L’ABBAGLIO
(testimonianza)
colma la bocca
di luce l’abbaglio
della veste
sentivo nelle ossa un fuoco
come lazzaro
mi sono levato
e andavo leggero come nell’aria
246
DI FOSFENI E NUBI
a labbra di luce poesia mi desti
da assonnate rive
vaghezza
vi transita di fosfeni e nubi
ove intoccabili sogni
dimorano
247
VIVERE IN VOLO
fantasia questo vivere
in volo
nella liquida luce
notti acrobate
a fare incetta di sogni
per un’alba d’inchiostro
248
BLU MARINO
sciami di pensieri
sparpagliati
in riflessi di luna fantasma
ore dilatate un’alba fitta
d’inchiostro blu marino
altri me a sciorinare
-tenerezze in sorrisi di fiori-
della vita anteriore
249
LA TENTAZIONE
è innegabile
abbiano avuto debolezze i santi
prima d’involarsi
risalendo in strenua lotta
luce dopo luce
alla parte angelica
250
IL FILO DEI RICORDI
aprire a ventaglio la mente
su pindarici voli e lucidi
sogni
vi ci trovi tra vaghe
nuvole un nugolo
di uccelli a farti corona
riportandoti
nel becco il filo dei ricordi
e i versi
amati e persi
251
COME MONNALISA
dove trovarti nudità
di poesia tu assisa nell’olimpo
degli aedi
abiti forse nel puro
sguardo del neonato o nel bagliore
della lama
uscito da una novella di borges
imprendibile sei e sdegnosa
mi segui come lo sguardo
di monnalisa
esci dal quadro e
sguinzagli i malcelati sogni
252
UNA CERTA LUCE A FLETTERSI 2
una certa luce a flettersi
nella dimora della mente:
quel tuo ostinato cercare
tra i naufragati ricordi
il volto amato
reciso dalle forbici del tempo
nell’assedio degli anni
oggi ti sorprendi
a dar corpo alle ombre
di fantasmi inanelli il tuo presente
253
COSI’ LA VITA
sprovveduto senza guardia
andavi giù al primo colpo
quello non previsto
neanche dall’oroscopo
groggy ammaccato
ti avvitava l’umana giostra
come rivederti bambino
tra la folla la volta che
t’eri perso
così
a portarti in giro
su piani inclinati
la vita
254
DAI VETRI
the per due ed un sorriso
ricambiando lo sguardo
sopra il bordo della tazza
dai vetri il fermento
con gli ultimi guizzi di luce
e un altr’anno alle spalle
altro non t’aspetti
non la bottiglia dall’oceano
tutto già accaduto
pure
tenti glissare
sui sussulti del sangue
255
NELL’ARMADIO
a volte m’invita a visitarlo
lo spolvero lo lucido e
grato mi si apre in un sorriso
tutto denti
m’improvvisa una danza
indossa una maschera per
l’occasione
si sente solo
quando
le volte non lo considero
lo sento frugarmi nelle viscere
nutrirsi del mio sangue
fortuna ch’è un tipo da
acqua in bocca
256
LE TUE CASE DI VETRO
(ad Antonia Pozzi)
vi specchiavi la verde età
fuggitiva
dipoi a trapassare i vent’anni
la freccia di cupido
ti abbeveravi nei cieli
di Poesia
dove ora svolazzano
senza tempo
bianche colombe le pagine
di vita
vergate fitte
al rango di passioni accese
[Luoghi dove ha soggiornato o abitato: Misurina, Pasturo, Milano.]
257
L’ESSENZIALE
molto dire con poco
degli elementi solo
un accenno come una
pennellata
lasciare immaginare
-l’acqua che canta alla fonte
lo specchio del ghiacciaio che acceca
non è detto potresti rinvenire
come in sogno lucido
tra il soffice manto
il messaggio
di quel saggio abitatore delle nevi
“per una vita proba
l’essenziale”
258
DAL PRINCIPIO QUALCUNO MI SOGNAVA
la mia essenza
si specchia
nel bianco di cieli anteriori
dove
a iniziare voli
in un battere d’ali fuggono
piccole morti
e ad abbracciare il sereno
quel ricucire strappi
nell’azzurro
io sto da sempre
nella scia d’infinito nascere
259
GUERRIERA DI LUCE
(a Santa Madre Teresa)
toccato dalle tue scarne mani
il derelitto
come angelo passava nell’aria
guerriera di luce tu
ultima tra gli ultimi
facesti tua
del reietto la dolorante carne
il tuo annullarti
consegnato alla sacralità del giorno
260
ALLUNATE DERIVE
visioni aprono varchi
nel cuore ove fanno eco
i ricordi e allunate
derive trattengono
vibratile fiammella
resta indefinito
sogno o piuma di nulla
misteriosa fanciulla che si piega
nello specchio
261
SINERGIE
sognare
immerso nell’azzurra luce
il sogno sono io disincarnato
che prove di volo inizio
falena contro il soffitto
col sembiante del fanciullo luminoso
ah quel senso d’onnipotenza
nel guidare
me stesso entro la via regia *
vedermi ospitale
dare udienza ai miei morti
che risalgono pare
dal mare
per “incarnare” il sogno
*definizione di Freud del sogno
262
VITA CONTROMANO
(a James Dean)
il gesto del cogliere
la rosa sul filo del burrone
dove palpebra la luce
lo strappo
nella rete la smorfia che tradisce
quel mordere intestino
l’apparirti anamorfosi il mondo
che ravviva
non sai se deliri o sogni:
del tuo essere “bipolare”
ottenebrato splendere
263
IN UN LEVARSI DI VOLI
scuce tempo Penelope sdegnosa
così noi a sfogliare le ore morte
fuori dal tempo uroborico
in un levarsi di voli sarà voce
del sangue a dirci che forse
non sarà stato che un sogno la vita
264
COMPLICE LA LUNA
entrare
nel labirintico specchio del sogno
dove inconfessate brame
si librano sul filo
di acrobate notti
complice una pettegola luna
265
DIVAGAZIONI
non vai da nessuna parte
quando dici
non siamo che manichini
in mano al destino -ce lo facciamo
in parte noi stessi
dovresti sapere che la vita
ha in tasca la morte e l’occhio
lungo oltre l’umano
orizzonte
in cospirazioni del nascere
come il puzzle di parole
neo-nate
a cui hai sospeso il respiro
custodite
in segreto
in luminosa nube
266
LA MISURA DEL SOGNO
avevi l’occhio lungo tu
nel dire che la vita ricalca
le orme dei passi
altro sangue i destini
che ci unirono
sai:
nelle acque della memoria
oggi di te non cerco
che la misura del sogno
nell’ondivaga luce degli occhi
trasparenze
267
UNA GIORNATA DI
suvvia eccedi
a chi pensi
dare la colpa
come si dice è stata una giornata
così
esageri se pare
ti si spalanchi
d’instabilità un baratro
viola in fondo agli occhi
268
RADICI DI CIELO
ondivago in te l’oscuro
l’alterego che insaziato nutri
albero capovolto che geme
con radici intricate di cielo
ma è un esplodere di vita
l’aprirsi
del fiore
269
IL FIGLIO
non più carrube Signore
torno a casa
non più miraggi
d’eldoradi
sì torno a casa
all’amore totale
indegno
sia io sgabello
ai Tuoi piedi
270
NELL’INFINITO DI NOI
il tuo volteggiare Nina
nelle stanze viola della memoria
-dicevi il reale non è fatuo
apparire o entrare nello specchio
dell’essenza evocando
palpiti di luce
di un tempo senza tempo
noi dal celeste palpito
dicevi- qui siamo
affratellati nel sangue
con la terra e la morte
271
LE VELE DEL SOGNO
me ne andrei quasi di soppiatto
alle prime luci
mentre si fredda la tazzina
mai portata alle labbra
entrerebbe il vasto orizzonte
nei miei occhi azzurrocielo
il mare aperto
nell’abbraccio
delle vele del sogno
272
BRICIOLE DI POESIA
anima
casa di mare
dove a frotte s’annidano
gli uccellini azzurri di Maeterlinck
a ispirarmi l’abc del sogno
a beccare briciole di poesia
ferve nel tuo cielo
un volteggiare
di fòsfeni ed ali
Maurice Maeterlinck, poeta e drammaturgo – 1862-1949
[Nella fiaba teatrale L’Oisseau Bleu (1909), ciò che rappresenta l’Uccello Azzurro è il segreto delle cose e della felicità.]
273
ROSA DI PARADISO
Tu fiore del mio sangue
dal profumo rosa di paradiso
perdonami se non c’ero quando
m’imploravi “Eli Eli”
ma si doveva sostenere
la lingua della Parola
e Tu
occhi rovesciati
chino sulle miserie
abbracciassi dalla Tua croce il mondo
274
ELEGIA
ora m’incolpi del mio silenzio?
e Tu dov’eri mi chiedi
quando a migliaia
venivano spinti sotto le docce a gas
Io ero ognuno di quei poveracci
in verità
ti dico
Io sono la Vittima l’agnello la preda
del carnefice quando fa scempio
di un bambino innocente
Io sono quel bambino ricorda
anch’io in sorte ho avuto una croce
la Croce
la più abietta la benedetta
ho urlato a un cielo distante Padre perché
perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto
275
FARSI ULISSIDI
ancora sorpresi dalla vita
ci trovi la morte
vivi
delle prime nuove
come nell’età
impastata di sole e illusione
o farsi ulissidi
nel ricucire vele
per respirare il salso
di aperti mari
276
L’OMBRA 2
meridiana a perpendicolo
poi eccola s’allunga
l’ombra oscuro specchio
che mi ripete
si spezza allorché riflessa
tra pigre nuvole nel lago
277
LA VITA NASCOSTA
(Pasqua di Resurrezione)
in seno a cieli di cui non è memoria
dove nessun grido resta
inascoltato
è la vita nascosta
percepisco
il sangue mio elevato in fioritura
da acqua e luce primaria
benedetto
278
NEL GIARDINO D’INFANZIA
risalgono dal cuore giorni analfabeti
a dire l’urlo della rosa
l’insaziato stupore
e i me stessi
a spiare
dalle crepe dei muri o
a giocare tra losanghe di luce
in un tempo che lento rimonta
279
ANGELI DI CARTA
gli occhi un po’ stanchi
vedo nel mio cielo volare
gli angeli di carta di Rafael
mi pare udirne
il profumo i celesti canti
oh mi vengano in sogno
queste creature fiammanti
le fraterne ali
a coprire
le miserie degli umani
Rafael Alberti, poeta spagnolo – 1902-1999
280
LEVANTE
levante del cuore dove
rinasci
la mente in espansione
la tua
empatia
tutto un mondo che trasloca
nel lasciare la casa del corpo
la penna tuo viatico
vita a fiorire
in un mare d’amore-endorfina
281
COME LO STELO
(Giovedì Santo)
primavera ha le mani
piene di fiori
ma come lo stelo
il cuore mio si flette
in arida aria
Poesia: Transforming Your Stories into Captivating Poetry
282
LE VELE
le vele le vele
decantate dal visionario di Marradi
sui verdi mari del sogno
dove prende l’anima il largo
bianca schiuma ti spruzza
chiarore selenico
dipinge di poesia il cielo
Dino Campana, poeta, di Marradi – 1885-1932
283
SE SEGUI LA PISTA
raggio nella carne
l’altro che di te
preesiste
è avvolgerti d’ombra
il suo ritrarsi
se segui
col lupo
la pista del sangue
284
SENZA TITOLO
fine del giorno
inargentata sul mare
-negli ultimi guizzi
di luce palpita
il cuore delle barche
e la vita? si perpetua
-la vita non può morire
impregnata fin nel verde
dei frondosi rami
casa degli uccelli
la casa è il secondo corpo
-così
strato su strato
i malli dell’anima
questo mondo
l’altro
-da cui beve energia
LO SGUARDO VELATO
2016
–LA VITA NASCOSTA–
285
L’ESISTERE SPECCHIATO
con lo stillicidio
del tempo a subire
questa piaga dalle nove porte
ma a te presente
il Sé -il celeste- l’esistere
specchiato: vita che si guarda
vivere
un mondo in un altro
Le nove porte: gli orifizi del corpo secondo la Bhagavadgita
286
UN DIO CIBERNETICO?
vita asettica: grado
zero del divino Onniforme
-ma la notte del sangue
conserva memoria di volo
vita
sovrapposta alla sfera celeste
regno d’immagini
epifaniche
emozioni
elettroniche
eclissi dell’occhio-pensiero
287
NEL PAESE INTERIORE
nel paese interiore
eiaculo i miei sogni –
vivo una stagione
rubata al tempo -mimesi
icariana sul vetro del cielo-
nel paese interiore
brucia il mio daimon
di febbre e di luce
288
DELL’INDICIBILE ESSENZA
dell’ indicibile essenza
noi sostanza e pienezza
solleva l’angelo un lembo
di cielo:
in questa vastità soli
non siamo: miriadi
di mondi-entità ognuno
in una goccia
di luce
289
ANGELI CADUTI
fuori dal cielo
bevvero l’acqua del Lete
ora
non sanno più chi sono
presi nella ruota
del tempo
mendicano avanzi di luce –
curano
le ali spezzate
per risalire nell’azzurro
290
PRESENTIRE
finirà qui tutto
il visibile
-col panorama dei sensi
a sopravviverci voce
di sangue in un non-tempo
inconoscibile
l’astronave-di-luce
tra cirri e nembi e corpi
celesti
291
L’ALBERO
di Te
il dito
la saliva il fiato:
ri-fiorire vita
in cuore disabitato
e gli esecrandi
crimini? non
ricordi
dal sacrificio estremo
l’Albero di sangue
si è ingemmato
sopra uno
sconquasso di secoli
292
EPIFANIE
vita che si guarda
vivere e ci guarda
vita che si pensa ed è
-riflessa vita che
apre la fronte del mattino
ed è esistere
nel suo ricrearsi
epifanie
293
FARSI INFINITO
in apparente spaziotempo
un infinito sospeso
-sogno fatto
carne
la vita è alfabeto del tempo
da sillabare
vuoto di forme – ombre
nel bianco respiro
dalle labbra quest’anima s’invola
294
L’ABBRACCIO
(in dormiveglia)
si concentra ed espande
l’amore in quel vivere-morire
delle prensili braccia
sospensione apparente carne e cielo
295
IL SOGNO DI TE
in una sospensione lucente
ride la tua immagine d’aria
nella fodera del cuore
ho intagliato
il sogno di te
sulle ali del vento le parole
che ti dedico
296
LA CASA DELLE NUVOLE
ha bisogno di manutenzione -sai
per produrre versi come miele
-vanno oliati gl’ingranaggi
verificata la tenuta
perfetta dell’ossatura
l’efficienza della struttura
tenerla in ordine come
un condominio
ma tu la ritieni come fosse
di proprietà esclusiva:
contenitore di sogni
è risorsa a cui chiunque
può accedere -ti basta?
297
DI QUA DEL VELO
(non qui né altrove:
semplicemente essere
nel Tutto
-porta della conoscenza)
di qua del velo di maya
trottola del tempo
consuma il suo perno
nella palpebra del sole
un embolo d’ombra dimora
che insanguina il vento
298
MOMENTI
di cos’è fatta la vita-energia
se non di momenti
rallentati
-per cui è un girare in tondo
su te stesso
o forse
di virgole di sangue
e amore
rapprese in un grido
sul vetro del cielo
299
NELL’UNO
dal Tutto
ritrovarsi nell’uno
a vivere il sogno della carne
il sangue che cavalca il vento dove
crescono i passi
lacerato dalle lancette
d’un orologio interiore
un Lazzaro a sollevarsi da cento morti
300
IL SOGNO DI DIO
in seno a cieli
di cui non è memoria
assai prima del corpo
quando già da sempre era la Parola
il sogno di Dio
il Suo soffio
poi la fatidica
domanda “dove sei
Adamo”
e furono
i cieli
capovolti
301
BRANDELLI D’AMORE
falesie di pensieri
tesse ragno di luce
vertigine: come
sarà senza il corpo
-serbata la vita
nella Pietà del sangue
solo espanso
pensiero saremo?
ci consoli certezza
di portare in salvo brandelli
d’amore
302
GL’INTOCCABILI
sì onorarli
i morti che
ci perdonano con un velo di pietà
quelli che sognarono
il loro eldorado
ragazzi degli anta presto
dipartiti
ora di qualcuno
d’essi verrà detto
era un pezzo di pane
-anche se di certo avrà
portato con sé i suoi scheletri
o si saranno nell’altra
dimensione dissolti
303
INFINITUDINE
parabole di carne
siamo archi tesi
nella mano
dell’eterno presente
noi
nel divenire appoggiati ad una
spalliera d’aria
304
DISTACCO
giungere dove ogni
linea s’annulla
un brivido bianco
e sei altro
fiume
che perde nel mare
il suo nome
…………………………………………..
–TRANSITI E SOSPENSIONI–
305
INANELLATI ALEGGIANO PENSIERI
(la fatica dello scrivere)
inanellati aleggiano pensieri
si frantumano ri-compongono
tu aureolato di fumo
a lasciarti corteggiare
dal misterico chiarore d’una
complice luna
rima sì rima no baciata o
interna e che suoni
un corpo-a-corpo con la parola
intanto
di Selene un dardo
il foglio trapassa
dove ristagna esangue
poesia
306
DALL’IMMAGINE INFRANTA
(a Danilo Dolci)
risalire dall’immagine infranta
-quella dopo
la caduta-
dove è voce
del sangue la ferita del cielo
limare le parti
non combacianti
con la figura del divino
innamorato
dell’uomo nuovo
tu guardi al bambino
che tende
le prime radici nell’aria
307
FIORE DI POESIA
‘lo gnaolio dei gatti
in amore tra gugliate di luce’
belli sti versi
che leggo sorseggiando
un drink ma dove
vai a parare me lo dici?
timore della pagina bianca?
scandagliare devi
macerarti
immergere le mani nel sangue
a far nascere nuovo fiore
di poesia
musica
che arrivi al cuore
308
CREATURA DI SABBIA
io non io esisto
di qua di là dello specchio -una
distanza mi separa: vivo mi
avviluppo in un sogno
lucido
Sogno sono di me
io creatura
di sabbia
309
QUELLA SOSPENSIONE
non già l’appagata
sorpresa ma in vita
tenere l’attesa
cullare
il desiderio
-avrebbe forse
sentenziato il saggio
de ‘I Ching’
sentire nelle vene
serpeggiare
il prolungarsi d’un’attesa
lancinante ma dolce
trattenere quella
sospensione lucente
simile a stillicidio
che scavi la pietra
I Ching – Il Libro dei Mutamenti
310
LIBRO DI POESIE
aspettare per farne
-forse- un “mattone”? o subito
licenziarlo
libercolo smilzo?
alle spalle
l’assedio degli anni: mi spingono nella
strettoia -o foce-
dell’ignoto
gioco
col tempo che resta
a sfidare la morte
visti non visti
i giorni
sciabolate di luce
a sfogliare mesi anni
311
MIMESI
icaro e le ore
acrobate
dove spegnere
inconfessati ardori
il “grido”
espanso
che nell’aria trema
l’angelo
è di cenere
312
FAME
tutto relativo
non Dio
non la fame
ho visto un’ombra
aggirarsi tra i rifiuti
non era un cane randagio
era
un uomo
pro(re)gresso?
la giustizia
artiglia urla
fame di Dio
313
NERO DELLA NOTTE
(a un dissoluto)
punto di non ritorno?
quale
sprofondo ad accoglierti
non sai più
chi sei
dentro giorni perduti
ah ti trapassi una spada di luce
ti canti nel sangue
un angelo
che ti aiuti a grattare il nero
della notte
a sollevarti
dal tuo sudario
di morte
314
VERTIGINE
‘donnez moi
dammi una scala per il paradiso’
dicevo
in dormiveglia e ancora
quali nonsense
aborti di parole frasi
sconnesse
strascichi
bave
era uno scivolare
in me senz’appiglio
come
affetto da demenza
senile o
scoprire in me il bimbo
accoccolato nella mente
315
MIGRANTE
il ragazzo lasciato bocconi
sull’arenile
sembra dormire
avvolto dal manto della notte
gli lava dalla salsedine
la parte del viso
un cane randagio
ora non sentirà più i morsi
della fame
è sazio di cielo
sul corpo un fremito di stelle
316
DEL SOGNO
linea di divisione
-luna del sangue
a ricreare ancestrale
luogo-non luogo
ectoplasmi
-cerchio del sogno
asimmetrico volo
317
ASSOCIAZIONI
i nasi all’insù contro la luce
livida d’un cielo che non promette
un rondone rimasto impigliato
chissà come sbatte furioso le ali
strana associazione
d’idee se va la mente
al ‘falco alto levato’ di Montale
[Le parole virgolettate nell’ultimo verso sono tratte da Ossi di seppia, 1920-1927.]
318
CONOSCO LE VOCI
(a tutte le vittime per la giustizia)
conosco voci che aprono strade
di libertà e amore
conosco i nemici della luce
che aizzano i cani neri della notte
lacerando i sogni di nuovi mattini
conosco i nomi
dei poeti assassinati
che dal sangue han levato la voce
-i loro j’accuse
come lingue di fuoco
conosco la “fame” dei senzavoce
il profondo dove si apre il grido
319
L’ALBERO DI GIUDA
tagliando per la pianura
non trovavi più il cuore
sulle punte delle stelle ti volevi
trafitto
e il sangue quasi ricamasse
una scritta ingloriosa
ma il tuo albero
ecco venirti incontro
e già il cappio
vederlo
-sinistro
320
PRIMA DEL GESTO
(altra visione di Giuda)
ti saresti ubriacato col prezzo del sangue
soffocando nel vino
quella lacerazione infinita
ma avresti solo ritardato la fine
prima del gesto estremo
scacciasti via da te quella luce
a guisa d’angelo
non potevi saperlo
eri scritto nel Libro per un ruolo
ingrato
-sulle labbra ancora il fuoco
del bacio
[Giuda Iscariota, secondo Giuseppe Berto, nel romanzo “La Gloria”, aveva una missione da compiere e non è morto dannato.]
321
LUCE E OMBRA
se posso
mi cerco un posto all’ombra
-non m’ispira il tipo lucertola-
ti guardo attraverso gli occhiali
scuri mentre leggi per ore
distesa su uno scoglio
ha un che d’incantesimo
questa sospensione palpabile nell’aria
linea d’ombra e luce
a separarci
ma metti i tuoi ridicoli puntigli
322
STANZE
le notti inzuppate di sogni
quando
nonsense veleggiano
sulle ondivaghe acque dell’inconscio
o ti vedi seguire
una successione di stanze
e ti perdi e ti ritrovi
in un’altra realtà-sogno o dimensione
323
ISOLE
concatenarsi di sequenze evanescenti
sognare di te tu di me ma mai
questi mondi paralleli s’incontreranno
li inghiottiranno onirici buchineri
così le nostre vite
trasversali un fondersi di corpi
ma isole
gli universi dell’anima mondi
di celeste fuoco che si sfiorano e
mai
combaciano
324
UN CIELO BIANCO DI SILENZI
(L’ortografia)
punto sul vivo
da strafalcioni
anche il foglio sembra aggricciarsi
attraversato da una fuga d’ immagini
in un bailamme di fonemi -dalle acque
del sogno a risalire strambe
parole nell’aria di cristallo-
illividisce
un cielo bianco di silenzi
325
LO SPAZIO D’UN SOFFIO
schegge di voci
di abbandono
il pallore di luna riflette
nel bicchiere luce ubriaca
occupi
lo spazio d’un soffio
in fine consegnerai
il nome
326
POESIA-FINESTRA
dici poesia intendi finestra
affaccio dell’anima
bagnata da alfabeti di lune
è finestra su un mare aperto
poesia
per l’orecchio del cuore-conchiglia
327
IL TUO VOLARE ALTO
l’anima spando sulla terra
a ricambiarmi una solitudine
ampia come il cielo
mi appresto a gran passi agli ottanta
e ancor più poesia ti canto
-del mio sangue azzurra ala
ai confini della sera in quel
farneticare che richiama la morte
il tuo volare alto
come preghiera
328
IL SALUTO SPEZZATO
[11 settembre: a 15 anni dalla strage]
tutti ricordano dove si trovavano
in quei fatali attimi
quando il cielo si oscurava
ingoiando cenere e odio
tutti
ricordano -i superstiti- l’ultimo gesto
-uno per tutti la mano levata
quel saluto spezzato
come il battito dell’ora in cima
alla torre
come il pulsare del cuore
straziato
329
ULISSIDE
(l’ispirazione)
prende forma la vela
dalle profondità inconsce
la governa ulisside
o forse si lascia guidare
sull’infinito mare del sogno
speculari all’acqua
emergere vede parole
il fonema del canto
su curvature di luce
330
NEI MIEI SOGNI
c’è un donnone nei miei sogni
mi perdo fra le sue grandi mammelle
piccolo piccolo mi faccio e
come scricciolo
mi c’infilo
nel suo caldo grembo
al riparo degli tsunami del mondo
331
UN SECCHIO DI STELLE
un secchio di stelle
acqua e pensieri
ondivaghi e le stimmate
di te
nella memoria come sangue
rappreso
nel fondo a ravvivarsi
ali
e venti aquilonari
l’ingoio di soli su orizzonti
di fuoco
332
L’ACCUMULO
Tu non persegui
chi usa bilance false
lasci gli si ritorca
l’ingiustizia e l’oro
diventi capestro o ruggine
ahi l’accumulo
cui spezza il cerchio
la morte
333
NOMADE D’AMORE
gli occhi luccicanti
delle finestre
contro la lavagna della notte
che disegna arabeschi
di mistero
dove ti porta il filo
dell’immaginario o del
sognare
dove
questa strana ma feconda
inquietudine
serpeggiante nel sangue
tutti i libri letti i mari
solcati -odisseo tu
nello spirito- dove
questo cuore nomade
d’amore
ti porta
334
LA TUA VAGA ESSENZA
tocco in sogno la fiorita
riva delle tue braccia:
è una dolce pena questo lieve
sfiorare la tua vaga essenza
a un lunare complice chiarore
335
IL GRIDO
non altro che
raccogliere su foglio
il Grido l’amaro
sangue -morte per acqua-
parole a segnare
vergogne
dall’alto spettrale
silenzio su vite
lacerate
336
CASA DI RIPOSO 2
-nella vita chi non si dà muore
mangia se stesso- sentenzia
il “saggio” in degenza
la nuvola
di vapore dalla cucina offre
un che di magico un familiare
tepore
là fuori un mondo che vive
la recrudescenza dell’inverno – gli alberi
orfani di foglie e canti
.————————————————-
ASIMMETRICI VOLI
(2016-2017)
337
HITCHCOCK
mi ha squarciato la carotide
un solitario uccello nero
sparito poi alla vista
nel cielo di cobalto
distratti mi oltrepassavano i passanti
mentre mi dissanguavo
sul marciapiede
il sangue disegnava arabeschi
del sogno
-degni
del genio di dalì
338
QUEL SUSSULTO DEL SANGUE
come
non trattenere il muto grido che sale
fin dal midollo delle ossa
per te Nina ora come stella
del cielo
come quel sussulto
del sangue a non espandersi
in vasti echi
contro muri di cristallo
in questa solitudine che artiglia
morta in me l’attesa
e il giorno azzurro
e il vento e l’odore di te
oggi
che del sangue sei grumo raccolto
negli occhi
339
L’ANGELO
(conversione di San Paolo)
l’angelo sognai
sulla via di Damasco
aprirmi l’altra faccia del giorno
caddi bocconi in estasi
vedevo gli alberi camminare
tutto il mare
in una brocca
340
IN SOGNO
si amalgama il sangue
con alfabeti d’acqua
se inattesi
risalgono
dal mare i miei morti
nell’alone di luna
341
CHISSA’ FORSE UNA NOTA
un rebus di parole
frammenti
di nonsense emersi
dal sogno non del tutto svaniti
tentare di farne una
poesia?
ma è come volere
estrarre sangue dalle pietre
quel gabbiano che ora vedi danzare
sulla spuma dell’onda
-non certo uscito
dal tuo sogno-
chissà non ti porti nel becco
una felice nota
342
COME OSTIA DI LUCE
[Ai martiri della cristianità, che hanno combattuto la buona battaglia.]
irta di rovi
la “parete” inclinata del cielo
vi lasciaste brandelli
d’anima e pelle
ora
il sangue a fiorire
come ostia di luce
343
ULISSIDE
ordito del tempo-maya
isso la vela
per terre
in sogno intraviste
risillabando
palpiti di soli
miraggi d’eldoradi
-la prua che fende
le onde
esce dalla coda dell’occhio
344
LA GRANDE AVVENTURA LA VITA
impastato di sole tu
senza paese
di terra e cielo sei
ricorda ti veste dignità
ancor giovane hai braccia
forti
per capovolgerla la vita
esci dall’inedia solleva
sulle larghe spalle i tuoi figli
fagli scoprire
gli orizzonti
dove grida la luce
345
DELL’EDEN
proiezione sei e lamento
come d’animale disperso
a trapassarti una spada di luce
riflesso di Vita vera
se dell’eden
ti abita solo
quella vaghezza come in sogno
346
LA SVOLTA
impalpabile
mistero è a volte la vita
come il sogno
coi suoi criptati messaggi
da decifrare
ti senti pedina
sulla scacchiera
in un magico sincronismo
ed è la svolta
che poi
ti rivolta la vita
347
QUI DA DOVE GUARDI
gratifichi la stima
di te con un éclair
insieme le ingoi
quelle morti per acqua
tutto già visto già ingerito
pure
cos’è che d’irreale aleggia
nell’aria vitrea qui
da dove guardi
giro piatto d’orizzonte
348
NELLA PIENEZZA
asessuato angelo
dall’immarcescibile aureola
so chi sei ti riconosco
venendomi in sogno
angelo mio specchio
io di te riflesso
nient’altro anelo
che riunificarmi
a te nella pienezza
349
LEVANTE
[leggendo David Maria Turoldo]
quanta pena
-Cristo- per togliere
il pungiglione alla morte
quando
si apriranno i cieli
e l’alba
per noi sarà luce
frontale?
350
NULLA SI PERDE
se
di sé
fu a innamorarti
una melodia ora smarrita
nel tempo
vedrai tornerà –
sì tornerà all’orecchio del cuore
viva come allora
valicando gli anni alle spalle
pure
ogni essenza potrai ritrovare
che ti appartiene
varcato che avrai il muro del tempo
come l’odore della salsedine
del legno bagnato
o -sublimati-
quello della pelle
dell’amore
351
L’ESSENZA
inadeguati noi
gettati nel mare-mondo
legati ad una stella di sangue
noi siamo l’alfabeto del corpo
che grida
il suo esserci
noi essenza degli elementi
appendici della terra
labbra del cielo
352
NON DOMANDIAMO
non svegliamo le lune di vetro
assopite
nella valigia dei nostri spostamenti
da dietro il velario
esse non sanno
dirci se siamo assoluti
non domandiamo
tantomeno alle stelle
a sbiadire nella prim’ alba
e noi
nomadi d’amore
non si sa dove poggiare il capo
353
SPALLIERA D’ARIA
s’adagia ad una spalliera d’aria
l’anima monca
in occhi di verdecielo
una luce analfabeta
invertigina l’essere in questo
slontanare
ma il nome è da sempre
nel seno di Dio
354
CHI PUO’ DIRE
[a un ragazzo degli anni 60]
non certo beata
gioventù
-chi può dire
cosa s’agita in un profondo fitto
di grovigli freudiani
volevi uscire da te
ti attrasse il salto nel vuoto
“non entrambi i polsi legati
un’intera nottata a fissare il soffitto
no non faccio del male ora
neanche a me stesso”
poi il fiotto di luce
a investirti
e le venti candeline -simboliche- da spegnere
non era l’ora che partissi dal mondo
quel mondo che ancora ti chiamava
nel suo grembo di cenere e oro
355
DELTA
dove è grido rappreso
la voce del deserto
si dirama l’essere
aprendo
di solitudine le braccia rotte
356
A SPECCHIO DI CIELO
fraternizzo con Campana
se anelo al silenzio
in un gran porto chiuso ai mali
del mondo
dove a specchio
di cielo sia riflessa
unicamente la bellezza
[Dino Campana, “Canti orfici”.]
357
I SOGNI ALLA DERIVA
insieme a questo corpo
vedrò staccarsi i sogni -quelli mondani
su vascelli di nuvole-
andare alla deriva
sopra un mare che più non m’appartiene
358
UN’ALA D’ANGELO
propedeutico è l’abbraccio
bellezza nell’umano
che schiude mondi ignoti
un’ala d’angelo vibra
sulle schiuse labbra
a sigillare nuova vita
359
ESTASI
[gli ultimi giorni di Paolo (Saulo) di Tarso]
ovunque mi seguivano i tuoi occhi buoni
l’anima
affacciata sul Tuo sangue lucente
ha danzato per il tempo che restava
360
DIETRO IL VIOLA
non hai un appiglio
mentre
a superarti è una luce blanda
anneghi in un mare vasto
di ossimori
come un film sfocato
questa vita in controsenso
quasi una
finzione o solo
apparenza
dietro il viola della memoria
affondano nel nulla i tanti io
361
L’IMPRONTA
ricominciare da qui: dove l’occhio
del cuore
segue la curva della luce
dove si schiude la rosa
tra cristalli di gelo -mentre
lasci l’impronta del “fare”
anima
ti fondi nell’azzurro
rapito dal canto di Silesius
[Angelus Silesius – 1624-1677 -; poeta e mistico tedesco.]
362
LA SLAVINA
perla nel cuore del Gran Sasso
il “quattro stelle” non esiste più
ghermito dalla mostruosa
mano di ghiaccio
meglio la sorte dei sopravvissuti
ti dici
e ancora sperare
sotto la neve una voce udire
pensi ai familiari perduti
deglutendo caffelatte e lacrime
[tragedia del 18 gennaio 2017]
363
SILLABE
(visione)
mettere ordine
nei cassetti della mente
non trovare una pagina volata chissà
vedi rotolano giù
dall’emisfero destro parole ubriache
mentre sul bordo
delle orbite
piccioni piluccano sillabe s-cadute
364
CAVALLI DI NUVOLE
i primi smarrimenti: quando ti sembrava
dovesse cascare il mondo
-disegnavi angosce o voli
pindarici nell’aria
da una feritoia ti guardava
un pezzo di cielo
-tu ragazzino -ricordi-
rifugiato in una baracca
a smaltire l’ “onta” di una derisione
non sapendola costellata di prove
la tua stella
intanto
cavalli di nuvole
a sequenza
dicevano la vita leggera
365
NEL SANGUE DELLA PAROLA
ti fai strada nel sangue della parola
al primo chiaro con la luna
che spiove sui tuoi fogli
d’indicibili fonemi s’imbeve
ora la nuova fragile
tua creatura
366
IN MAGICO DEFLUIRE
peschi un verso dal fondo del tempo
tuo non più tuo
come una matrioska altri ne nascono
in magico defluire
non sai mai dove
ti porta poesia
altri ne scaturiscono che
da dentro premono
spingendo contro il costato
grembo dove sosta un dio minore
e devi gestirne
l’impeto di sangue e luce