white ceramic mug on saucer beside silver spoon

Poesia: Weaving Words into Timeless Memories

Felice Serino

124
LA CASA DELLE NUVOLE

cieli d’acqua e cavalli
d’aria

lì custodisco ore
sfilacciate e segrete pene
-oh giovinezza di deliri e
notti illuni

lì dove il turbinio
degli anni
è rappreso in un palpito
che nell’aria trema

125
LA PENNA NELLA LUCE

(ad un agnostico)

e tu a ripetere
non credo nei miracoli
tutte balle
ma se sei in vita è già un miracolo
sai
che si perpetua nell’oltre

glissando sul tuo intercalare io
t’intingo la penna nella luce
scrivo per Dio e la sua gloria

tu segui pure le tue ombre
fantasmi che ti succhiano la vita

126
LUNA PARK

ride la piccola Margot
alle smorfie del papà che si rade
“suvvia ti porto alle giostre” e
lei s’illumina di gioia e
poi a cavalcioni sulle larghe spalle
nella fantasmagoria delle luci

un po’ ci si attarda
nell’aria ancora calda di fine settembre
riverbera una miriade di
stelle negli occhi innocenti
mentre le nasconde
il resto del viso una montagna
di zucchero filato

127
L’ORA CHE DALL’ALTO

l’ora che dall’alto
giungerà come un ladro
ti troverà a mani vuote e
cosa dunque Gli offrirai
se non lune lacerate
dai cani della notte
e capestri
di nebbie
nel delirio dei giorni
e vomiti
esiziali
di una vita in perdita

128
AGLI OCCHI DEL CIELO

agli occhi del cielo
padrone dei tuoi beni
sarà la ruggine

quando avranno rovesciato
i tuoi forzieri gli angeli
della morte

e tu non avrai più nome

allora la tua casa vuota
sarà preda della gramigna e
di avvoltoi affamati

mentre a essere elevato
sarà il plebeo
che condivideva il pasto coi cani

129
LETTERE AMO INDORARE

finché loro ci sono
e hanno le mani nel sangue
quasi presenze

percezioni inconsce a ravvivarle
come in padella a fuoco vivo
galleggianti in olio bollente
dagli scoppiettanti schizzi

insieme a parentesi a guisa
di unghie-di-luna appena
scottate

ecco che il cuore
madido di luce
ci si nutre

invaghito di lettere appena
pescate
dall’inferno dell’olio

130
ALLUCINATE VISIONI

la sensazione di cadere
in un vuoto vertiginoso

ma si era soltanto assopito

le voci confuse
della tivù si fondevano
con le sue allucinate visioni
di fosfeni

più netta la linea
di demarcazione

ora
che la sua testa emergeva
come da alti muri d’acqua

131
MUNCH

nel buconero
del Grido
spiralante la vertigine

la raccolgo dentro
un foglio

vedi

pesco sogni di ragno
rimasti
nell’intreccio della tela

132
RICORDO UN ANGELO

da piccolo
ricordo un angelo
raffigurato al soffitto

con lui mi confidavo quando
la febbre mi teneva a letto

nell’azzurra volta
trovavo altre nuove figure
lassù nascoste
mute testimonianze
di mie visioni

così passavo le ore
pomeridiane
mentre una lama di luce
cadeva obliqua
dalle socchiuse persiane

133
FIORE NERO

l’avvicendarsi degli anni a cogliere
il nero fiore della morte

i figli emigrati
in cerca di eldorado

e l’anima che ha perso pezzi del suo cielo

trasudano presenza della tua metà
le fredde pareti e

le lettere d’amore ingiallite
nel fondo del baule

134
L’INESPRIMIBILE

questo rebus
che sei
intreccio d’anima e istinto
sul bordo del tempo
vago sogno in te
specchiato
l’indefinito
di te

un sé
dilatato in cieli
ancestrali
dove l’esistere è il suo
pensarsi

135
LUCE AL TUO PASSO

(ad un figlio)

reinventati la vita

non t’accorgi d’essere
vivo per apparire

dai una mano di bianco
alla tua anima d’autunno

migliora la tua aura

fermati estatico
davanti ad un volo o l’esplodere
gemmante di un fiore

ringrazia il Signore

fai pace
con la vita che mordi e ti morde

è luce
al tuo passo l’angelo che
sulle tue orme cammina

136
IL TUO SANGUE CHE VOLA ALTO

(a Madre Teresa)

non ombra che occulti
la tua anima di piccola donna
immensa
come il mare
specchio alla bellezza

la verità è il tuo sangue
che vola alto
planando
su celestiali lidi

oltre

le sere che chiudono le palpebre
sul cerchio opaco del male

non v’è ombra a coprire
il grido di luce in te
gemmante

137
SGUARDI E IL TRACIMARE

sguardi e il tracimare
di palpiti
alle rive del cuore

aria dolce come
di labbra
incanutire di fronde
nella liquida luce

138
FLEBILI ECHI DI CONCHIGLIA

fai che voltarti
alle spalle ampie aperture
d’un livido cielo
dove gorghi
hanno succhiato linfa
ai molteplici io

ancora flebili echi
di conchiglia
dal mare aperto dei ricordi
che il sogno criptato
fa suoi

139
FINESTRE D’ARIA

fa strano guardarlo
mentre il bacio deponi
come su freddo marmo

dici sembra
dormire

se immagini di aprirgli
la spaziosa fronte
vedresti attraverso
finestre d’aria

come uccelli aleggiare
alfabeti felici
che dicono l’inesprimibile

140
FINE ANNO

semmai un aggancio
la mano del vicino
ora
che un senso di sperdimento
è la vita rivoltata
ma le volte che vi hai sputato

girovagare tra
luminarie e vetrine
ti richiamano all’incanto del bambino
mentre ti lacera dentro
la morte del clochard
sotto i portici nel gelo

141
SOGNO DI CARTA

alti muri
di carta
laceri strati e strati
senza via d’uscita
labirinti mentali
ove galleggiano improbabili
parole e voci
bagaglio d’un viaggio kafkiano

142
MI PIACE IL TUO GARBO

(a mia moglie Angela)

ora dici mi piace
ancora il tuo garbo
e un pizzicotto mi chiedi
per vedere se non è un sogno
nel letto abbracciati
nel dolce tepore
l’attesa
che salga la luce e c’inondi
grati al cielo d’essere
insieme sembra anniluce
o primavere scandite che
han visto le nostre tenerezze i silenzi

143
POESIA SI FA

è che poesia si fa da sé
nel seme del suo autocrearsi

è nella danza del calabrone sul fiore
nel gioco
della luce con l’ombra attaccata ai piedi
nelle parole bagnate in un lancinante addio

casa della poesia è dove nasce l’onda
la radice del vento il volo aquilonare
è vedo non vedo in una grazia velata

poesia è la bellezza
che tiene in scacco la morte

144
CASA DI RIPOSO

sono io oggi
ad imboccarti
al pomeriggio poi il solito
giro nel viale
lo scricchiolio delle ruote sul selciato
gli alberi vedi han perso la bella chioma
ed è ancora clemente il tempo
tu adagiata in una smarrita indolenza
riflesso
nei tuoi occhi il cielo
t’asciugo con garbo un filo
di bava lucente
ora che non hai più voce
mi giunge eco di madre
mangia se stesso chi
non si dà

145
FUNAMBOLI

metti noi due
guardali
in bilico sulla corda
tesa dell’esistere
a contare gli anni come grani
nelle curve dei silenzi
gli abbagli nel vuoto del cielo
lo sporgersi sul tempo che viene

e le cicatrici di luna nelle
primavere risalendo in luce
da inverni amari di
catarro e croci

146

SE GRATTI L’ARGENTO

[ispirata leggendo “Finzioni”, di J. L. Borges]

paradosso
temere di sparire se
gratti l’argento dello specchio

quasi
non t’appartenessi

realtà sfumata nel mistero

non sei che parvenza
sognata da un dio

nell’insondabile
suo cielo d’esagoni e sfere

147
LUCE D’AMORE

carne che presto
si dissolverà nell’aria
occhi
che rideranno al cospetto
dell’Assoluto

il tempo è breve
delle ombre allungate sul cuore

invaderà tutto l’essere
quella Luce che addenti

148
POESIA TI LIBRI

dal sangue un nascere d’ali
poesia ecco ti libri
in verde cielo d’alfabeti
dove l’anima si ascolta e
la vita si guarda vivere

149
ROSA D’AMORE

vita che ti attraversa
in un vento di luce

angelicato fiore
rosa che si schiude
fra cristalli dell’inverno

150
AUSCHWITZ

impigliato
il cuore al filo spinato
sui prati di sangue

decorati dal fiore dell’urlo
mai dissolto nell’aria tremante
-grido
che cammina
nella memoria della storia

coperto dal velo
di pietà

——————————————

PALPITI DI CIELO
(2015)

151

SPLEEN

lei dagli occhi blucielo
inquadrata in un ritaglio del
tuo sogno lucido

ed è un morire dentro
percorrere
l’acciottolato d’un bianco accecante
che conduce al mare

e quel sorriso
a durare nel cuore
perdutamente altrove

ti fa il verso il gabbiano
planato
sulla tua isola di spleen

152

IL GRIDO

ad un cielo
sordo ad ogni voce ed eco
appeso il grido
testa e croce ti giocasti l’anima
nel bailamme
d’un’allucinata notte
a simulare la morte

153

L’ATTESA

ti tiene in vita come a fine inverno
la primavera canterina

(non già l’appagamento
senza più desideri)

ti tiene in vita quel non so
che riempia i vuoti

(come il trepidare per l’uscita
delle prime poesie o
per il primo appuntamento)

ecco risuona l’attesa
come un’eco di mare

sei la vela che si gonfia di vento

154

IL LEBBROSO

alle sue spalle
un cielo bianco cadmio

e la figura
ieratica
a fendere la folla
chiudere le distanze

luminosa
Farfalla “vede” posarsi
sulle dolenti piaghe

155

L’INDICIBILE

dove deflagrano
nude parole al di là
della scrittura
ho cercato nel calamaio del cuore
l’inesprimibile

ciò
che non può essere detto

ho cercato stanze
inesplorate
negli anfratti del mare

le voci
trattenute
nella gola del vento

l’indicibile
nella luce della bellezza

156

ANCORA IN VOLO

perduto in me
l’aquilone ancora in volo
dal tempo che
più che reale m’era sogno
la vita

ora forse nascosto
dietro le nuvole o
a giocare col vento

in cadenza di vortici
imprevedibili

come l’esistere

157

NEI FONDALI

per nulla mi separerei
da questa pena
nel macerarmi chino sulle parole
tra respiri di solitudine

-v’è un accendersi
di segni e strade
mentre attraverso l’inconoscibile
che in sogno spio

non altro anelo che questo
inabissarmi
nei fondali di fonemi

finché la morte
mi sorprenda
in un’emorragia d’inchiostro

158

CHIEDILO ALLA LUCE

scrivere la luce
inginocchiato nella luce

inspirando bellezza
ch’emana
come da un tempo altro

pure
ami la luce
ferita:

chiedile
delle infinite crocifissioni

fattene guanciale
in notti di pianto

159

DIVERGENZE

la luna
china sulle mie notti disfatte
di poeta in erba
a carpire versi da “urlo”
beat ante litteram
coi sogni di gloria nel cassetto
in cerca della parola
luminosa che “spacca”

e tu rivolto alla mia
“crisalide”
che andavi blaterando nel
citare la preistoria
carducci et similia

160

UN CIELO CI NASCE

dal peso mortale
un cielo ci nasce

penetra luce
nella ferita più fonda

siamo respiro cosmico
legati a una stella
di sangue
originaria armonia
che nel vivere si frange

161

SENZA TITOLO

ora
il mio sangue si eleva
al battesimo della luce

vedi
sono fiorito

e la morte non la ricordo più

sono uscito da lei come da un fiume
di tenebra

162

LUCE DI LUNA

(l’ispirazione)

ti dai d’amore e in veste
notturna t’ammanti
all’occhio del cielo

in silente vaghezza
il tuo porgerti china
sul sangue che ridèsti

nell’essere mio: m’irradia
d’epifanie luce
di luna

163

A DARTI L’ABBRIVIO

a darti l’abbrivio
sarà forse l’urlo
del fiore che s’apre

creare
è del funambolo senza rete o
è come andare su vetri

una parola un taglio

164

RESURREZIONE

rinfranca
il Tuo offrirti in croce
chicco che germoglia
in esplosione di vita

ma il silenzio del cuore
si fa abisso:
duemilanni e la pietra
sepolcrale come non fosse
rimossa:

al primo canto
a rinnegarti

165

TI CADEVANO GLI OCCHI

capre e cavalli di nuvolette pigre
in un cielo dilatato nel respiro
ecco da dietro l’angolo apparire
la ragazza dalla maglietta rossa
a fare footing nella luce
lattiginosa del mattino

poi t’accorgi d’aver solo sognato
-desiderio fatto pensiero allucinato-
e nel ritrarsi quel cielo
la ragazza s’è come sovrapposta
a quella vista la prima volta
al parco or sono trentanni

quando
dovunque guardavi
ti cadevano gli occhi su quella figura
esile nell’alone
di luce lunare

ma tant’è che stasera
ti “cadono” gli occhi davanti
al teleschermo

166

CONTROLLARE IL SOGNO

è diventata la sua arte
ne sa uscire
e rientrare quando vuole
e secondo l’umore persino
programmarlo

mentre prende sonno
basta che si concentri
e in vividi colori le appaiono
pesci uccelli fiori
vasta varietà di flora e fauna
finestra su cui s’affaccia
un mondo altro

nel suo luogo di degenza
un bell’evadere dal grigiore è vivere
questo exo-esistere
parallelo

lei divenuta oggetto di scherno
un libro aperto
lei amica-madre dei gatti
col loro gnaolìo alla luna

167

SPLEEN 2

ali e croci dell’esistere
sono il veliero che attende il buonvento
sotto i mille occhi di un cielo allucinato
a farmi il verso un gabbiano
in volo da un dove non so dire

168

BLASFEMIA

ricusi l’abisso capovolto
intriso
del Suo sangue

dall’orlo della luce
ti distanzi
in vaghezza dell’effimero

vanagloria leva al cielo
un pugno d’aria

169

PASQUA

del Suo olocausto
ha ribaltato il fondo
rovesciato la pietra
che teneva in scacco la Vita

-escono lucenti raggi
da acqua e sangue del costato

al canto d’osanna
l’angelo
si china sul giorno umano

170

NELL’ANIMA BAMBINA

come non ricordare il rifugio
del passerotto intirizzito
le mani a coppa e il caldo fiato

o il micino di pochi giorni
lucido di saliva
portato in bocca da mammagatta

come non riconoscere
le tracce lasciate
sul sentiero teatro di giochi
e l’acuto
richiamo della madre
la tavola apparecchiata
inondata da sciabole di sole

immagini vive custodite
nell’anima bambina

che ancora ti chiamano dal buio
fondo degli anni

171

L’ESTRO

dicono abbia avuto
da piccolo
“familiarità” con le feci

-oddio! strillava la madre
e le comari:
-niente paura è roba sua

e già l’estro emergeva
ché ci scribacchiava per terra
tra losanghe di luce

172

I CIELI DEL JAZZ

capricci di note
facce ondivaghe in acque del sogno
la nausea lungo
i corridoi di latrine
il gemito del sax le gonfie gote
tempo
rallentato avvitato
nel marasma di umori

poi il mattino li raccoglie
spugne
e l’anima della musica che attraversa
muri di separazione

173

SENZA TITOLO 2

ho sognato d’essere
un bosco devastato

e in me cadevo

cadevo

con schianti d’alberi

174

QUESTO GIOVANE CUORE

(alla figlia)

capriolare nell’ante-nascita
tu rosa vestita per la vita

tuffarti nell’azzurro e
respirare la poesia pura
d’incontaminati cieli vorresti

ah non debbano i veleni del mondo
-mio e tuo anelito-
intaccare questo giovane cuore

175

SCHEGGE DI STELLE

a mitigare il gelo delle parole
che il tuo volto a volte
veste

non riesco ma a notte
quando
il tuo corpo s’apre a una luna complice
schegge di stelle mi
sorridono

176

COME IN PRIMAVERA

impoverito mi sento
quando
sfuggono a volte le note
di quell’aria struggente che alberga
nell’anima e
-breve appagamento
di fioriture e voli-
nelle ore vuote m’accompagna
a sprazzi

pure ritorna
rivivendo in letizia
come in primavera la chioma di verde
a ornare quell’albero triste
-superato il morso del gelo

177

A VOLO D’ANGELO

il nero asfalto il lenzuolo
i nasi all’insù l’attico
al ventesimo
depressione dicono

autopsia perché:
se non s’è
tirato un colpo
si è “solo” spaccato

178

IN UN ANGOLO REMOTO

la vita d’un uomo
nella luce degli occhi

i paesi esotici i mari
che ha varcato

a barattare per nuove
esperienze
la vecchia pelle
di coriaceo ulisside

ma si passa una vita
intera
senz’ancora conoscersi:

in un angolo remoto
l’ ombra da tenere
al guinzaglio

179

LA MUSA

dove inginocchiata è la luce
lo spirito contempla

come un incantesimo
la novità di lei la tua corda
sfiora

accordando
il tuo vagheggiare

s’anima il tuo cielo
in volo d’angeli

e febbre
è la parola

180

E’ BELLO SOGNARE

come tirare su
un secchio di ricordi
custoditi in fondo al tuo cuore

come riesumare
i tuoi morti
aspettarti da loro fausti presagi

o l’apparire
di vagoni di nuvole e lunghi
corridoi di porte chiuse

dove ti sembra essere stato

181

VITA SOLLEVACI

vita sollevaci
dall’ignavia dei giorni
-serpe mimetica

fa che non sprofondiamo
in questo buio di stelle calpestate

le addomesticate coscienze
fanne bottiglie
a navigare mari di speranza

e
come un fuoco
vivo a forma di croce

giunga
il messaggio
della tua sacralità

182

LA PAROLA ESSENZIALE

non altra che quella
l’unica
annunziata
che la mente arrovella

fanne cuore e centro
il raggio renda armonico il disegno
senza
ne urlerebbe la trama

il sangue fatto
acqua

183

IN QUEST’ARIA STAGNANTE

pensando a te vedo
il vuoto di una porta
e dietro la porta ricordi
a intrecciare sequenze indistinte
sogni e pensieri asciugati
mentre un sole
di sangue s’immerge nel mare

in quest’aria stagnante
come un olio passa
la luce
sopra il dolore

184

ANTINOMIA LA MORTE

ritenere antinomia
la morte – la tua

come un abbaglio o un
trapassare di veli

e nel distacco
quando
il mondo senza più te sarà
impregnato della tua essenza

” leggerai” il tuo
necrologio
pagato un tanto a riga

185

VANAGLORIA

vita che mi mastichi
mia vita
dagli equilibri spezzati
e anse d’ombre
dove annegare il grido

difendimi
dal mio profondo

uccidi in me quel capriccio
aureolato
solo
da esibire

186

VOLARE BASSO

volare basso
per dare tanto con poco

lei a volte si cela
nello specchio o nel buio del divano

luce affebbrata
la parola che ti tiene avvinto

celeste fuoco

187

DAL GIARDINO DEI SOGNI

forse quando
il tuo orizzonte è a chiudersi
sullo scenario del mondo
e tutto è consegnato all’evidenza
della fine

dal giardino dei sogni
ti strizzerà l’occhio
ancora qualche verso

lo vergherai in fretta
su un tovagliolo al bar
prima che si disintegri nell’aria

come i tuoi io
dagli anni risucchiati

188

LA NUDITA’ DEL SANGUE

pindarici voli
leggevo nel tuo cielo
e i tumulti del sangue
in cadenza di note
sul pentagramma di sogni
rubati e franti

oltre quel fatuo fuoco
è ora un discendere
nel tuo specchio
incrociare la nudità del sangue

dal profondo ti vedo
riavere il cielo
veleggiando sicuro

ed è la corazza che indossi
a darti la forza del perdono

laddove
ti appariva debolezza

189

IN LINFA D’ALFABETI

manca poco possano piovere
lettere
nel tuo sogno controllato
e tu
ti veda
riflesso in pozzanghere
a cogliere parentesi unghie-di-luna
e il grido
delle a le sospensioni delle e

poco manca
sia la musa un donarsi in linfa
d’alfabeti
di cui s’imbeve il tuo sogno
lucido

190

SPLEEN

lo scoglio
e tu
come un tutt’uno
quasi sul ciglio
del mondo avvolto
in una strana luce

labbra di cielo
questo
contatto di sole

vedi nell’aria
marina
un gabbiano planare
su una solitudine
che ti lacera
all’infinito

191

UN DOVE

trafitto
da ustioni di luce
quasi a difesa avvolto
in un mantello di vento

vano
interrogare un dove

in bianchi cieli
l’angelo è di pietra

l’anima un buco
nell’immenso

192

QUELL’UOMO CHE

quell’uomo che
“incurante”
della tempesta dormiva

che ha diviso il mare
che è uscito dalla morte
squarciando i cieli

quell’uomo che
se il granello
di senape non muore

uomo-dio fattosi
bambino ed ultimo
Dio incarnato

trascinato dal cielo
dal peccato

193

ASIMMETRICI VOLI

parole
colte e frante
nella febbre d’un grido

aperte ali dei sensi
contro
pareti di cristallo

scrivere sul sangue
di un sogno kafkiano

194

KANDINSKJI

sfilacciano sogni
di ragno
graffi di luce

a destarti un’alba
bagnata di colore

quel giallo
spalmato
nel canto della tela

195

DALL’OBLO’

la poesia quella di lungo
respiro dà vertigine

è come
prendere il mare e non vedere
che l’orizzonte e mai la terra

le immagini vedi dall’oblò
del cuore sovrapporsi
fare ressa e

infine sbarchi
boccheggiando
col mar di terra

NELL’INFINITO DI NOI
(2015-2016)

LO SGUARDO VELATO

196

LO SGUARDO VELATO

dò i miei “occhi” a quel che passa
in questo scorcio di tempo che mi resta
d’intenerimento

la stessa
luce la losanga sul letto
la goccia pendente
dal ciglio lo sguardo velato

ora come allora

quando
“morte ti colse fior
di giovinezza” scrivevo
ventenne o giù di lì

-ah ridicolaggini

197

COME SBUFFO DI FUMO

riconoscilo
l’hai tirata per i piedi
non un’immagine
viva che susciti
un tuffo al cuore
né metafore o
enjambements

se spazi nel tuo mondo trovi

-anche un
batter d’ali a ispirarti

invece
buttata lì

lei dal fondo
del bianco grida
la immeritata
striminzita vita

198

VAGHEZZA D’IMMAGINI

non un appiglio neppure
l’aggancio da un sogno

vaghezza d’immagini
preavvertite quasi
a scivolare di sguincio
nella immensità dei silenzi
senza il tempo di rubargli
l’ultimo fiato

-complice una quasi
misterica luce

boccheggia l’anima
nell’eco d’un grido
come di un frantumarsi di cristalli

199

COLUI CHE INTINGE CON ME

Gesù aveva i suoi “followers”
ma per nessuno vorresti la sua fine
(in)gloriosa

quale fuoco ti attraversa la carne
giuda-di-turno

nel laccio dell’inganno il mondo

la croce è la porta stretta che
ha chiavi d’aria

200

QUANTE PICCOLE VITE

(a Iqbal)

tra trame
di tappeti e catene lasciò
a terra la sua ombra e
s’involò

quante piccole vite
su di sé per farne
una

-indivisa-

la sua
firma di sangue su
un Sogno immenso