• Testo tratto dalla mia raccolta"il sincronismo delle coincidenze"

  • Stile del brano: jazz-funk

Dimmi un pò dimmi, come la vedi, come la spieghi, questa cosa curiosa, questo sapere di quello che è meglio per te, per me, cosa è la sicurezza di un pensiero positivo, così preciso, che per inciso, trasforma una viva aspettativa, una comitiva di sogni itineranti, in un ormeggio di desideri equidistanti, ancorati alle tue buone intenzioni, vorrebbe galleggiare sulle mie morbide illusioni. Dimmi un pò dimmi, come la vedi, la mia serenità apparente che muove nostalgie profonde, come la spieghi la tua felicità incosciente che ignora i limiti e i confini, e mette in discussione il mio gradiente, mi sottrae a quello che si impone affinchè io sia battezzato. Niente che assomigli al mio passato può ancora spaventare, sono nel più ampio dei respiri a godere, il privilegio del peccato.

Dimmi un po' dimmi, come la vedi come la spieghi la necessità di scendere a patti con la nevrotica ragione dell’io pensante, la sua  presenza in ogni istante, nell’esperienza dell’amore, arimanica intenzione che gioca da protagonista con la sua lista di infiniti desideri, una comitiva di sogni itineranti, oggi come ieri, ridotti a ormeggio di bisogni equidistanti. Niente che assomigli al mio passato può ancora spaventare, sono nel più ampio dei respiri a godere, il privilegio del peccato.

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