
Il paradigma vittimario e le leggi memoriali nella Seconda repubblica
Con l'avvento della Seconda Repubblica, a partire dagli anni '90 del Novecento, il panorama della memoria storica in Italia ha subito significative trasformazioni, affermandosi un nuovo e preponderante "paradigma vittimario". Questa fase ha visto la vittima elevata definitivamente a figura centrale del racconto storico e politico, diventando un attore primario nella costruzione delle narrazioni nazionali. Tale processo è culminato in una serie di "leggi memoriali" che hanno cercato di codificare e istituzionalizzare determinate interpretazioni del passato.
In questo periodo di incertezza politica, la spinta alla commemorazione e alla riconoscenza verso le vittime si è fatta più intensa e strutturata. Le leggi memoriali, in particolare, hanno avuto il compito di fissare date commemorative, istituire giornate della memoria e promuovere percorsi di ricordo su temi specifici: dalla Shoah (Legge n. 211 del 2000 per il Giorno della Memoria) alle Foibe e all'esodo giuliano-dalmata (Legge n. 92 del 2004 per il Giorno del Ricordo), fino alle vittime del terrorismo e delle stragi (Legge n. 56 del 4 maggio 2007) e della mafia (Legge n. 20 del 8 Marzo 2017).
Queste normative, pur rispondendo all'esigenza di non dimenticare e di onorare le vittime, hanno talvolta contribuito a modellare il discorso pubblico in una chiave che privilegiava il momento del dolore e della sofferenza, a scapito di un'analisi più complessa delle cause e delle responsabilità storiche. Il rischio è stato quello di "desistoricizzare" gli eventi, focalizzandosi primariamente sull'impatto emotivo e sulla morte delle vittime, piuttosto che sulla complessità dei contesti politici, sociali e ideologici che hanno generato le tragedie.
Il paradigma vittimario, così, schiacciato su un presento eterno, rischia di annullare qualsiasi differenza per celebrare il culto delle vittime. Le leggi memorial hanno, infatti, sollevato alcuni interrogativi cruciali sulla natura della memoria pubblica: chi decide cosa ricordare e come? Quali sono i limiti di un approccio che pone la vittima al centro di ogni narrazione?
La Seconda Repubblica ha dunque aperto un capitolo fondamentale nella storia della memoria italiana, caratterizzato da una forte politicizzazione del ricordo e da un incessante tentativo di definire e codificare le diverse "verità" storiche attraverso il prisma della sofferenza delle vittime.