Uno zero che c'è.
Queste pagine, non sono fatte per convincere.
Queste pagine servono per atto di presenza, ma c'è solo un modo per capirle veramente: parlare con me direttamente. C'è un motivo semplice: per poter capire devo liberare il mio recipiente, altrimenti l'unico risultato che otterrò è di capire come evitare di tornare nella realtà della mia vita.
Questa pagina nasce per offrire un ipotesi di lavoro con un numero limitato di persone a cui insegnare quello che in 60 anni di vita ho imparato.
Cosa ho imparato? Ho imparato ad accettare di essere uno zero e uno zero che c'è, da cui ripartire in ogni possibile direzione senza temere lo sconvolgimento devastante dell'incontro con la conoscenza. Non ho posizioni, non ho ruoli, non sono nessuno, non sono uno psicologo, non sono un filosofo, non sono un medico.
Cosa ho imparato? Ho imparato che "Adamo dove sei?", è stato il primo invito a non creare illusioni, per scomparire alla vista di sé stessi.
E questo mi consente di ricevere l'informazione e collegarla a un livello di frequenza che oggi è indispensabile per poter rimanere esseri liberi.
Perché "io chi siamo?"

"Ipotizziamo di lavorare insieme".
Proviamo a ipotizzare di lavorare insieme. Da dove partiamo? Beh, intanto abbiamo un problema serio: Tu non mi conosci e, se per questo, neanche io mi conosco. Io non conosco neanche te e questo probabilmente vale anche per te e quindi come puoi fare una scelta se non sai chi scegliere e soprattutto se non sai chi sceglie? È un casino, vero?
Beh, già qui abbiamo una soluzione: ipotizzando questo punto di partenza, questo tornare indietro, questo ricominciare, avremmo meno aspettative, anzi forse avremmo azzerato le aspettative. E allora già cominciamo a avere qualcosa di vero. Vero? Forse vero vero no, ma almeno, meno sbagliato. È già una cosa. Ammettendo di non conoscere la verità, chissà già siamo in una posizione migliore. Non avendo una certezza di verità, senza aspettative, saremo meno delusi incontrandola.
Magari la verità è troppo? Sì, hai ragione, è troppo. Ma un principio di verità?
Beh, in qualche modo si può pretendere un principio di verità, si può battere i piedi a terra e dire: "Ok, Dio, sono pronto, dammi qualcosa su cui lavorare."
Come dici? Ti sembra arrogante? Sì, certo. Ma senza un po' di arroganza non si va da nessuna parte. Poi arrivi pure al punto da comprendere che la migliore preghiera sia: "sia fatta alla tua volontà". Ma questo è un'esperienza, non è un concetto. E quindi per ora impariamo a chiedere e lasciamoci stupire di quanto Dio ami chi chiede.
Sì, certo, Dio, si fa presto a dire Dio, ma chi è Dio? Eh, Dio non lo so chi è. Dio è un mestiere e chi sia Dio penso che sia un problema suo e del suo psicologo. Molto più interessante è chiedere chi sono io, anche perché se io non divento quello che sono, quando incontro Dio, chi lo incontra? Capisci?
E poi penso che Dio non possa essere così complicato, così misterioso come lo dipingiamo. Io penso che Dio sia di una semplicità stupefacente. Stupor. E solo chi è in grado di sopportare lo stupor, lo stupirsi, lo può trovare Dio. Ah, ho capito, e quindi questo qui è un percorso per trovare Dio. No, non bisogna trovare Dio, bisogna trovare noi stessi, bisogna smettere di nascondersi dietro una foglia di fico.
Perché è quello che è successo tanto tempo fa. Abbiamo pensato di poterci nascondere agli occhi di Dio. E abbiamo iniziato a creare illusioni, sotterfugi, scuse, ragioni. Guarda un po' cos'è successo. Beh, l'hai visto il telegiornale oggi, no? Ma quello che è successo è che non riesci a capire veramente, a realizzare, è che perdendo questo rapporto, nascondendosi, creando giustificazioni, stai pagando un prezzo altissimo: Ti stai nascondendo a te stesso? E allora il letto dove dormi, la casa dove abiti, il partner che hai... Certo, tu paghi, ma li frequenti?
La cosa più preziosa che tu possa avere, il tempo, il tuo tempo, l'essere orgoglioso di essere parte del tuo tempo. Se ci pensi bene, tempo e vita quasi sono sinonimi, più o meno. Non lo so, vedremo, indagheremo. Capisci? Creare l'illusione per nascondersi da Dio è un po' come una barzelletta: " come entrano quattro elefanti dentro una 500: due davanti e due dietro". Eh sì, è simpatico, ma poi facci tutto il viaggio con quattro elefanti dentro una 500.
Pensa a cosa più interessante. A questo punto abbiamo una base su cui confrontarci e siamo già in tre: tu, io e noi. E poi, quando due o più persone sono riunite nel mio nome, io sarò lì. Puntini.
Ora magari non penso che arrivi proprio l'autore di questo messaggio originale. Ma chissà, potrebbe entrare un concetto, un principio, un'idea. Ecco, in fondo la cosa è questa.
Facciamo l'amore? Sì, volentieri. Però io penso che l'amore si faccia in tre: te, io e un buon motivo. Ecco, praticamente fare l'amore significa comunicare. E poi vedremo anche perché non è sembrano un modo di dire da Facebook, no no, è proprio un affare serio e dimostrabile.
A questo punto basta trovare un terzo, un punto comune di convergenza. Ah, non ti conosco, non conosco me. E come facciamo ad avere un punto comune di convergenza? Beh, visto che abbiamo più o meno la stessa forma, magari il genitale diverso, ma la forma più o meno quella, direi che possiamo trovare un terzo irrinunciabile: respirare.
Almeno per me è fondamentale, immagino che anche per te lo sia, e immagino che lo fai da quando sei nato e che finché sei qua continuerai, immagino. Anch'io sono molto motivato, molto interessato a questa cosa. E come vedi qui già siamo amici. Amico è quello che ha un interesse in comune, a prescindere dall'altro. Ecco, vedi, già so cosa ti serve: respirare.
Come? Ah no, cioè, tu stai già a respirare, già respiri? Purtroppo ho questa brutta notizia: statisticamente parlando, no. Poi magari sei anche tu l'eccezione che conferma la regola, ma mi sento di affermare che tu non sappia respirare. Vuoi fare una prova? Falla, fai un bel respiro. Fatto? Bene.
Domanda: hai inspirato o hai espirato? Perché siccome i tuoi polmoni sono un volume, se tu ci metti dentro dell'altra aria non è che li riempi. Prima devi svuotare. Per cui fare un bel respiro è un po' un paradosso. Se vuoi respirare e non respirare, espira. Sembra banale, sembra sì, vabbè, sì.
Però lavorare con me su questo concetto, credimi, è una leva che cambia la vita. È una leva che ti permette di utilizzare la tua forza non contro te stesso, ma con te stesso.
Come vedi, non solo potrebbe essere interessante lavorare insieme, ma non solo nonostante io non ti conosca, ho dimostrato di conoscerti nelle cose fondamentali. Abbiamo già lavorato insieme. Se mi hai seguito fin qui, qualcosa è già successo.
Ah, a proposito, io mi chiamo Niccolò Corcos.
Non sono uno psicologo, non sono un filosofo, non sono un medico, non sono un insegnante. Io sono uno zero che c'è. Nessun aggettivo, nessuna aspettativa.
Beh, almeno ci provo
E il mio punto di vista è originale.
E quindi capisci il mio problema di dirti cosa insegno? Io non lo so. E perché non lo so? Perché non so chi sei tu.
Anzi, per essere più precisi, io non so quanto tu sia veramente disposto a sapere chi sei, perché non è interessante sapere chi tu sia, ma cosa vuoi diventare?
E se vuoi diventare qualcosa, dimmi da dove pensi di partire? Fare una lunga maratona senza sapere qual è la partenza e qual è l'arrivo? …. un mio amico l'ha fatto, ma di lui non abbiamo più saputo nulla.
Quello che non so è se vuoi continuare a guardare quella cosa alta, lunga, setosa e discutere con la gente che passa di cosa sia. Finché non scendi non vedrai mai che quello è un elefante e tu stai guardando solo un pelo.
Ecco, è da qui, da questo piano in cui vedo te e l'elefante che ti sto chiamando. Se hai voglia di scendere affrontando quello che il mondo chiama lo sconosciuto e che non è sconosciuto per niente, è l'illusione di te. E questo è il tuo sconosciuto, è quel mentire che hai ereditato generazione dopo generazione.
E anche se tu sai, da quando sei piccolo, che era tutta una messa in scena, continui a stare su quel palcoscenico, con quella storia, quella narrazione, e pensi che se esci da quel palcoscenico non c'è nulla. Più o meno al livello della Terra Piatta. Oddio, da qui si cade! Pare di no, almeno lo spero.
Però ti dico, un mio parente diceva: "Se progetti deliberatamente di essere meno di quello che sei capace di essere, allora ti avviso che sarai infelice per il resto della tua vita.”. Ecco, questa è la domanda fondamentale che ti devi fare: non se valga la pena di lavorare con me, se sia interessante, certo che lo è.
No, non è questo il punto. Il punto è perché lo fai. Solo quelli che sentono il bisogno, quel bisogno che assomiglia all'arbusto ardente di Mosè che non si consuma mai, è un bisogno, non una necessità che finisce. È quel bisogno insoddisfatto, quel perché bruciante, saranno in grado di sostenere il lavoro con me.
Ti avverto che il lavoro con me ha un grosso difetto: funziona. Il problema è che funziona oltre al limite delle immagini che tu stesso pensi di avere. Funziona come funziona levare una bottiglia a chi si sta suicidando con l'alcol. In quel momento non è contento. Il problema è che levare la bottiglia a chi sta bevendo non funziona veramente perché non te l'ha chiesto.\n\nE invece il lavoro con te, se tu veramente lo vuoi, se tu lo chiedi, ha già funzionato.
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Io sono qui, oltre questa linea. Lavorare con me non ha un modulo di iscrizione, un programma, certezze. Non ti chiedo di fidarti, anzi ti invito a non farlo, ti invito a sperimentare. Non cerco molti allievi. Non ho intenzione di fare classi da mille persone. Potrei, ma non mi interessa.
Per ora sto cercando un piccolo gruppo. Sai come si chiamavano i soldati spartani l'uno con l'altro? Omoi.
Fissa un colloquio con me, da Omoi, e vediamo cosa è possibile fare.
Mi chiamo Niccolò Corcos, detto Guaio, e ho 61 anni. Insegno meditazione per vocazione.
L'ho sempre desiderato, da quando a 12 anni sono capitato in un corso di training autogeno.
Non amo inserire curriculum, anzi mi considero uno senza curriculum e insegno la mia meditazione.
Ho molte scuole alle spalle, ma nessuna mi ha incaricato, Dio compreso, di diffondere il Verbo.
E quindi definiamo meditazione e insegnamento.
La meditazione è una via di silenzio, sarai d'accordo immagino? Sì, ma cos'è il silenzio? Il silenzio è il legarsi al fluire, o meglio all'azione del fluire, rimanendo concentrati nel rumore. Non serve il gioco del silenzio dove tutti stanno zitti, ma serve rimanere sì, ricordandosi di sé, nel campo della vita.
Un esempio pratico: sono in studio in questo momento, ho un po' sete, scendo giù, prendo un bicchier d'acqua. È questo semplicemente: vado dove devo andare, prendo il bicchier d'acqua, mi ricordo che sono andato a fare in cucina. Immagino che sarà capitato a voi di andare in cucina e non ricordarsi perché.
E torno su e, in buona sostanza, continuo a scrivere senza interruzione. Ho generato uno spazio temporale che si riassorbe nella concentrazione del lavoro che facevo. Mi sono divertito.
La mia mamma, la mamma migliore del mondo per me e per fortuna ce n'è una sola, mi dice sempre che io dico tutto il contrario di tutto. Beh, mamma vi ha avvertito, ma non è colpa mia se la manifestazione è basata sul duale. E allora vedere tutto il contrario di tutto e trovare il punto di equilibrio, è da li che ha origine la forza risultante, che dà la comprensione del movimento.
Mi sembra una cosa divertente.
Certo, può sembrare un po' complicato, arrivare alla concentrazione attraverso una via di deconcentrazione e questo avviene quando aspettative, impulsi esterni, equilibrio, contrappesi, emozioni, sentimenti, aree vitali sono entrati in un controllo armonico. Chiarisco? Il controllo armonico si ha quando queste forze sono neutralizzate, non eliminate. È questo il concetto di meditazione, è il me editare, che è una crasi tra euduco e dico. È l'unico modo per guarire l'ego, altrimenti l'ego attiva l'istinto di sopravvivenza e, siccome ha la tua stessa forza, non cambierà mai, si informerà soltanto di come sopravvivere.
I più dicono che bisogna eliminare l'ego. Niente affatto. Bisogna eliminare le distorsioni cognitive presenti nel nostro schema neurale in modo da poter integrare l'ego e ricongiungerlo all'ego spirituale.
Tutto nel mondo è due ale e anche l'ego ha un suo doppio. Quando l'ego è disconnesso dal suo ego spirituale, non c'è più nessuno in casa.
Molto spesso capita che allievi di meditazione passano anni a lavorare senza riuscire mai a ottenere una concentrazione e un fluire. È il non scopo della meditazione, è ricordare che deve portare la meditazione, ricordare di sé.
Come vedi, non ho definito la meditazione, ma ho creato un punto di partenza. Ecco, il punto di partenza è anche questo un concetto essenziale della complessità della meditazione, che non è fatta stando con le gambe incrociate e gli occhi chiusi, ma camminando per il mondo nella presenza del ricordo di sé.
E adesso, già da questo testo, puoi capire cosa significhi per me insegnamento. Il mio insegnamento in sinagère è un elemento di presenza neutra che mantiene attiva una certa struttura di allenamento. Io sono la palestra, lavorare con me è fuori dagli schemi perché non do libri, insegnamenti, ma gioco, divertimento.
È un divertimento molto serio e perché fa uscire dolore, ma come ho detto "uscire" dolore. Il dolore è la nostra incapacità di lasciare andare gli scenari del passato. Quel dolore che esce è il peso che ti impedisce di proseguire la tua vita con una spirale invece che girare costantemente in cerchio. Ma solo perché non osservi che è molto più difficile continuare a non farlo tutti i giorni.
In sinagère, non ho metodo. L'unico insegnamento che do è: se vuoi respirare, non respirare. Espira.
Da lì si crea un nucleo di presenza che genera tutta una serie di conseguenze, non di cambiamento della vita nel senso di ristrutturazione, nel senso di riarredamento, ma proprio un ritorno al punto zero, al ritorno al punto in cui puoi scegliere. Diciamo che potrebbe essere chiamato una seconda occasione, ma se ci pensi in realtà è l'occasione che ancora non hai capito di avere da sempre.
Probabilmente hai notato che gioco tra scherzi e dialoghi e precisione chirurgica sulle parole. Questo è un altro elemento dell'insegnamento del respiro. È sempre respirazione, perché pensi che si respira solo con la bocca e il naso?
Anche la pelle respira, dovrebbe quantomeno. E anche la parola respira. La parola non esiste senza l'uomo, l'uomo non esiste senza la parola, il pensiero non esiste senza la parola e le emozioni. E l'uomo non esiste senza emozioni, parola, respiro e pensiero. Come vedi, sono semplicemente le facce di un dado.
Solo avendo creato la base di sostegno della respirazione che si estende alla colonna vertebrale, alla postura, al cambio di comunicazioni inconsapevole che abbiamo, perché la postura è comunicante, possiamo aver creato la preghiera, cioè la preparazione all'azione.
Quindi chi sono io? Nessuno, come disse Ulisse a Polifemo.
Sono uno zero che sa di esserci e, invece di cercare di raggiungere grandi obiettivi, sono fermo sulla sponda del fiume e da qui posso raggiungere qualsiasi destinazione, mare incluso.
Penso di averti raccontato abbastanza di me, ma chi mi presenta una cosa? Uno, che so, due, che ho detto che mi contraddico: uno è che questo è un inizio della conoscenza, perché se dovessi manifestarmi completamente lo farei solo in silenzio, dando una dimostrazione di quel silenzio, creando un'attivazione dell'insegnamento attraverso l'imitazione, come fanno i gatti, e come fanno i bambini, il gioco. Ma sarebbe un po' troppo filatino.
E quindi la prima parte del lavoro, la prima cosa che devi conoscere non è me, è te stesso. E allora sentilo: ti sto abbastanza antipatico, ti ho dato un po' fastidio, ma ho anche creato una connessione, un dialogo sottile con te.
Bene, allora fidati di te stesso, segui il tuo filo e fallo diventare una strada larga, non un sottile filo in cui stare in equilibrio sulle cascate.
Questa pagina è brutalmente non chiarissima, forse non per chi ha orecchie per intendere, ma anche per chi ha il coraggio di chiedere. Mandami una mail, discuti con me. Non sto cercando grandi gruppi, ma pochi che vogliano fare un lavoro definitivo su se stessi.
Attento, è un definitivo che non finisce mai, ma è come una scala: una volta che hai fatto un gradino non devi più tornare indietro. Per questo è un processo lento e che parte semplicemente dall'ispirazione. Scrivimi.