ANCHE IO SONO LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA

ANCHE IO SONO LA VIA, LA VERITÀ, LA VITA Manifesto del Vivente Piccolo e della Spirale di Consapevolezza Io chi siamo? Sembra una curiosa domanda. Come dici io chi sono? No, io chi siamo? Perché vedi, io sono il vivente piccolo. Dio è il vivente grande, io sono il vivente piccolo. E in questo pezzetto di vita cerco di non farmi stritolare dai guardrail della logica binaria, che è chiaramente una pazzia, ma a questa pazzia sono talmente abituato che mi ci sono affezionato. E mi è difficile trovare un motivo valido sufficiente per entrare in quella necessità che si chiama follia e che mi spinga fuori dalle colonne d'Ercole. D'altra parte, considerando la mia semenza, non fui fatto per vivere come bruto, ma per seguir virtù e conoscenza. E quindi che fare? Beh, sentiamo un po'. Il mio prozio diceva: "Ti avverto che se tu deliberatamente rinuncerai a essere ciò che sei, sarai infelice per tutta la vita" . E in base alle mie condizioni, tutta la vita è un'eternità, e quindi insomma un po' ci voglio riflettere. E quindi come fare per uscire dal blocco della logica binaria aristotelica tomistica che mi fa diventare una specie di Commodore 64, invece che un sistema superquantico? E quello l'ho capito espirando. E a questo punto, espirando, mi rendo conto che mi è sufficiente contattare il mio respiro per distaccarmi da quella maschera, da quella personalità che ha il padre, il figlio, l'amico, l'amante, il lavoratore, e che queste sono tutte attività che sono comprese nel mio sistema umano. Che cos'è un sistema umano? Il sistema viene da xun , ten : stare ritti insieme. E quindi il sistema è composto da, per esempio, parola, che da sola, senza l'essere umano, non ha senso, non esiste. Così come l'essere umano, senza la parola, non esiste, perché non solo non parla, ma neanche pensa. Sul pensare bisognerebbe fare qualche specifica, ma non solo non pensa, ma non prova neanche emozioni. E io chi sono? Anche io sono la via, la verità, la vita. Perché se considero correttamente dalla scolastica di Tommaso il concetto di verità, quella verità è fare verità ( Emet ), cioè eseguire correttamente, solidamente e con passo fermo la strada del vivente. Significa seguire il principio, ricordarmi chi sono. Io e il principio non temiamo la morte. Quindi, se considero che io sono la verità, intendendo per quello che si comporta secondo coscienza, secondo semenza, è ovvio che ho una via, un percorso di vita, un percorso del vivente e come tale ho delle responsabilità, per cui se voglio capire io chi siamo, devo trovare quella struttura centrale che può sostenersi senza il bisogno di aggettivi, perché non sono io a morire, l'aggettivo muore. Come figlio muoio quando divento padre, come padre muoio quando si sposa il figlio, quindi alla fine la mia aggettivazione è ciclica, mentre io no, io sono il ciclo. Esattamente come l'acqua, io non sono né il ghiaccio, né il fiume, né la pioggia, né la neve. Io sono il ciclo. Sembra strano dire io sono principio. In realtà con la postura e la meditazione si può sperimentare questo. Che significa questo in termini semplici, pratici, reali, tangibili? Il controllo emotivo, il controllo degli impulsi, il controllo della respirazione, il controllo dell'equilibrio, il controllo del contrappeso, il controllo degli influssi esterni e un'esperienza di relazione tra le parti consapevoli che conosco, che coordino — mano, piedi, testa — e quelle precognitive, quelle che apparentemente sembrano agire per conto loro. E quindi incomincio ad avere una relazione con una parte di me che probabilmente è un po' l'universo stesso. Potrebbero cominciare ad attivare una densità temporale tale da curvare il mio spazio-tempo. E non solo il mio, perché in questo modo entro a servizio della vita. E se sono a servizio della vita, sono l'unico aiuto che posso dare all'altro e quell'onestà di relazione, per cui, stando in relazione con l'altro, costruisco un tre. Io, te e l'altro. Il sesso si fa a tre. Io, te e un buon motivo. E se non sei autentico, se non sei veramente ciò che sei, quello che fa l'amore con tua moglie è un altro. Non so come la pensi tu sullo scambismo, ma al momento non è la mia priorità. Preferisco essere io, quello che dorme con me stesso e anche con mia moglie. A questo punto ho provato a fare grandi passaggi filosofici, linguistici, matematici, fisici, ed è estremamente interessante come, con un po' di cautela, evitando allucinazioni psicotiche, si possa veramente costruire un processo di intelligenza e di attraversamento di tutti i livelli. Perché, sia partendo dalla linguistica che dalla matematica, si riescono ad ottenere delle conferme convergenti. Non un risultato, ma una forte tensione di convergenza. E in fondo il tempo non è altro che un vettore, e imparare a controllare quel vettore significa avere una convergenza sistemica importante. E questo è quello che cerco di insegnare, quello che cerco di praticare, e quello che mi diverte, nel senso tecnico del termine — divertere — cioè uscire dalla mia narrazione circolare per ottenere un processo di movimento nella vita e nel campo della vita, che è la spirale. È un processo continuo. Di informazione, conoscenza, densità di conoscenza al punto che dalla conoscenza passo alla coscienza. Che cos'è la coscienza? È la capacità di conoscere perfettamente la regola che mi permette di applicarla a situazioni analoghe, anche se apparentemente completamente diverse o addirittura opposte. A questo punto sviluppo una certa pratica di coscienza che mi consentirà, insieme ad altre ricerche, ad altri processi, di ottenere un processo di consapevolezza, cioè con sale , il processo dove il katametron , l'equilibrio, il Mēdèn ágan — che è la parte che nessuno vede del Tempio di Apollo — mi consentono di tendere verso uno zero consapevole di esistere.

Parla con te Hai mai amato?

Niccolò Corcos giu 13, 2026 Non mi capisce nessuno . Poverino, tutto solo. Questa barzelletta è la mia preferita, perché un giorno, camminando per strada, stavo a Via Lovanio, a Roma. Il pensiero che non mi capiva nessuno mi ha folgorato. Ho detto, ma nessuno? Ma nessuno sono anch’io. E quindi io mi capisco? Beh, non ero molto grande. Avrò avuto 16, 17 anni e lì qualcosa è cambiato. Anche grazie al mio meraviglioso professore pazzo di latino e greco, che in realtà amava la linguistica e che mi parlava di Levi-Strauss, di Saussure o di Feuerbach. Che meraviglia! Scusatemi, i ricordi mi hanno rapito. Ok, allora, parla con te. Non è una questione interessante? Non diamo forse tutti per scontato che quando parliamo ci capiamo? Sì, ma quanta fatica facciamo a capirci? Quanto dobbiamo ogni volta pensare e spiegare le parole, spiegando e poi non ricordandoci più da dove siamo partiti per una spiegazione che in realtà non sappiamo cosa spiega, perché ci manca il senso. Quante volte ti sei sentito che tutto quello che pensavi, dicevi, facevi non aveva senso? Hai mai pensato che senso è semplicemente il participio passato di sentire? Interessante, vero? Ecco, da qui inizia l’avventura. Sentire, se entro. Ecco, il gioco comincia. Ma tu che cazzo dici? Come ti poni di fronte a questa affermazione? Ti offendi? Ti stupisci? Ti meravigli? Ti annichilisci? Ti mortifichi? Che succede? Già, hai mai considerato che “ma tu che cazzo dici” significa in realtà? In base a quale fondamento? Zoí, natura, specie, stai dicendo, dire, ducere, condurre, estrarre? Vedi come il linguaggio si srotola, si srotola e spiralizza. Hai presente la Kundalini? Il famoso serpente addormentato, tutta quella roba straordinaria, interessante. Sì, ma che vuol dire? Hai mai pensato che le parole sono Kundalini? Come ti senti adesso che sai che... Ma tu che cazzo dici? Altro non significa che in quale riferimento su cosa si fonda il tuo dire. Vedi, non c’è più da offendersi. Anzi, c’è da accorgersi. Ah, scusa, sì, hai ragione. Ti argomento, non ti spiego, anche se spiegare viene da plico, che è un messaggio che il messaggero non conosce. Divertente, vero? Allora, adesso andiamo un attimo da un’altra parte e vediamo di stabilire subito una base, un punto di partenza. Perché i grandi obiettivi vengono sempre e soltanto quando le soglie, i punti di partenza, sono interessanti. E allora si costruisce l’obiettivo non con la fatica, con lo sforzo, con la perseveranza, che per carità un pelo servono. Ma con lo stupore, con la meraviglia, con la gioia? Sì, con la gioia. L’unica vera emozione che abbiamo è che, però, non riusciamo a contattare direttamente, perché, se no, non possiamo più avere con soli due piedi tante scarpe. I Fonemi, Fonemi. Ka - Ma - Pa - Pth ce ne sono qualcuno in più, ma per ora accontentiamoci di queste. Tanto se il principio, il gioco, viene visto, poi diventa divertente, e allora non hai più neanche bisogno di me per giocare. Puoi giocare con te, e allora la solitudine diventa il tuo luogo segreto, il tuo punto in cui ogni giorno rinasci. In questo momento non voglio fare una lunga dissertazione di carattere etimologico, semantico, cosantico e cosantraltico, ma voglio soltanto farti vedere gli esempi. Tu sai dove abiti? Ce l’hai una casa? Ce l’hai una casa o ce l’hai una cosa? Che differenza c’è? Preferisci abitare in una casa o in una cosa? Casa - Kasa - Ka= La tua natura e te. Sa=essere cosa - Kosa - Ko= La tua natura e te e l’altro da te Sa- as essere inserisco un altro esempio, perché questo può sembrare poco comprensibile, ma non perché non lo sia veramente, ma perché il tuo sistema neurale è settato in una certa posizione, per cui proprio gli elettroni, o meglio, i neuroni che si muovono nel tuo sistema, ricevono un segnale di blocco alla comprensione di queste informazioni. Giocandoci, masticandole, si attivano di nuovo delle risonanze che permettono il superamento dei blocchi, esattamente come Dedalo uscì dal labirinto. Hai mai amato? Già, ma cos’è l’amore? Mah, non so se lo so, ma se lo sapessi, forse non lo saprei. Vabbè, lascia perdere, questi sono i miei momenti di delirio. Arriviamo al punto. Amare, nella etimologia latina, viene considerato una forma di delirio, una follia. Sì, ma siamo sicuri che erano i latini a considerare questo? Oppure c’è stato una struttura, un cambiamento, una ridefinizione? Magari San Tommaso si è impicciato anche dell’amore? Vediamo da dove viene questa parola latina, amare. Questo verbo, questo logos, Amare. da Kamare… Cucù settete. Eh sì, perché amare a morsi, a qua, a là, cambia completamente se io scompongo il verbo amare in ca-ma-re. Ka, la mia natura, Ma=misura - Re, come regola raggio, ripetizione… L’amore è vibrazione che si ripete secondo misura della mia natura. Interessante? Ecco, guarda che cosa interessante. A questo punto, amare è essere onesti con se stessi, è parlare con se stessi. Adesso possiamo capire perché l’amor che muove il sole e le altre stelle abbia un senso. È uno stato di costante oscillazione vibrante dell’equilibrio di ricordarmi di me, che mi permette di entrare in relazione con l’altro, perdermi e ritrovarmi. L’universo è relazione. La relazione avviene e genera il tempo e quindi lo spazio. E questo vale sia per gli elettroni che per due piccioncini che si incontrano e vanno in spiaggia mano nella mano. Ecco, forse se il tuo momento è pronto, questo gioco gli può divertire. Non che ci sia nessun escluso da questa possibilità di giocare, ma non sempre il momento giusto. Ecco, come trovi il tuo momento? Qual è la tua spesa per il momento? Per tornare a casa, per tornare ad amare? Ah, come dici? Ah, tu sei buddista, viaggi in India, eccetera? Figo. E allora ti accorgerai che amare è Kama, la divinità indiana. E se ci metti un R dentro, diventa karma. E cos’è il karma? Ah, sì, questa la so, la legge di causa-effetto, che però non è proprio così meccanica, ma magari questo ne parliamo più tardi. Però è stupefacente, no? Che la stessa parola ha un senso in Egitto, in India e in Italia, e anche da qualche altra parte. Tu mi dirai che in tedesco si parla di Liebe, Liebe, non Lieb, Liebe, amore in tedesco si dice Liebe. Niente, il dettato traslazione, come cavolo ti chiami, non ci sente. Quando decide una cosa c’ha l’intelligenza artificiale dentro ed è peggio di Medusa, te porta via tutto il tempo che del mondo. Vabbè, ma è divertente anche così. Sì, è divertente vedere come in tedesco Lieb, che poi è anche Libertà, che poi è anche Libro, dice la stessa cosa sull’amore. Ma adesso che c’entra Kama con Lieb? È interessante perché Lieb diventa scortecciare, Libro, con la R che vibra, è un’azione di approfondimento, di indagine, levare la corteccia all’albero, che libera latino, da cui peraltro libera un italiano. Ma in fondo, se l’alberosite è scortecciarsi, significa levarsi quelle protezioni che non sono così sicuro siano tue, e che probabilmente sono quelle protezioni che sono state messe prima, magari in un momento in cui veramente servivano. Ma adesso ti servono? E quando incontri l’altro, queste protezioni funzionano? Quando ti innamori, ah già, che vuol dire innamorarsi? Innamorarsi significa aprirsi, entrare in uno stato di morbidezza dove l’altro viene accolto, viene visto, viene permesso. Sì, lo so, come il libro viene corto, ma credimi, senza di te, più di così non servirebbe. E se, invece, questo gioco ti diverte? Questo non è un libro, questa è una soglia di partenza in una competizione, non in una gara, che non finisce mai. Già, qual è la differenza tra gara e competizione? Beh, l’abbiamo visto. È cum petere con P A. Se uso la radice P A, che significa nutrire e difendere, vedo che la competizione è un’attività formata non solo dalla radice P A, ma anche dal concetto di peito, chiedo. Allora la competizione diventa un KAI, invitare il riconoscimento di me con edere edibile la mia natura di cosa ha bisogno. Ecco, questa è l’attività principale di ogni essere vivente: quello di essere in grado di adattarsi al sistema senza mangiare schifezze. Vedi? Forse non sono stato abbastanza chiaro, ma non voglio neanche esserlo. Perché? Perché questo cambia la vita e io non ho voglia di cambiare la vita a nessuno. Senza che questo venga richiesto. Buon Natale se non ci vediamo.

il Cristo Logos

IL CONTINUO TEMPORALE CRISTICO: LA MECCANICA DELL'UNZIONE, IL NOME COME LEGGE E IL DISINNESCO DEL LOOP REATTIVO Documento ad alta densità per l'archivio interno e l'auto-studio dell'osservatore Autore: Niccolò Corcos Ambito di indagine: Topologia del Logos, Neurobiologia del Liquor ed Epistemologia del Controbilanciamento Natura del testo: Esercizio di me-editazione defaticante, storicizzazione analogica e risonanza geometrica Stato di visibilità: Archivio privato non indicizzato (soloist.ai/iochisiamo) — Schermatura tattica di livello C⁵ ABSTRACT / SINTESI INTERNA Il presente documento registra la fase finale di un esercizio di me-editazione concepito come azione defaticante: un riassorbimento cinetico delle scorie del pensiero lineare (C⁴) attraverso l'ascesa verticale lungo l'asse dell'auto-studio. Si esamina qui il paradosso cristico della guarigione isolata in vitro rispetto all'eradicazione sistemica della malattia, decodificando l'imperativo della riunione nel "Nome" non come pratica fideistica, ma come attivazione di una rete di hardware biologici sintonizzati sulla medesima Legge computazionale. Viene mappata la transizione neurobiologica dall'intossicazione da cortisolo all'attivazione del liquor cerebrospinale (l'Unzione del Tempo Cristico), configurando il superamento della falsa sicurezza della zattera dogmatica istituzionale. Il testo si pone come informazione riservata, protetta dal rumore dei mercanti del tempio per onestà e fiducia intellettuale verso se stessi. 1. La Meccanica del Miracolo in Vitro e il Limite della Lebbra La saggistica confessionale e la comprensione piatta del quarto livello considerano l'azione del Cristo come un intervento magico o una concessione morale di pietà. L'analisi strutturale del testo evangelico rivela l'esatto contrario: Cristo non ha eradicato la lebbra come fenomeno biologico globale, né ha eliminato lo stalker relazionale dal tessuto sociale dell'epoca. Egli ha operato una guarigione mirata e circoscritta in vitro per dimostrare empiricamente la meccanica del miracolo e consegnare all'essere umano lo strumento esatto per compiere "cose più grandi di lui" . La tolleranza e la guarigione non sono atti sentimentali, ma operazioni di controbilanciamento energetico: il Logos si fa carico della viscosità e dell'entropia del sistema circostante, offrendo una struttura stabile in grado di assorbire l'acido lattico del risentimento e trasformare la ferita in un gradino ascensionale. 2. Il Nome come Legge di Rete e il Vuoto della Giaculatoria La formula fondamentale della risonanza geometrica — "Quando due o più persone saranno riunite nel mio Nome" — viene sistematicamente ridotta dal mainstream a una giaculatoria acustica o a un automatismo rituale. Nel sistema di calcolo ontologico, il Nome (lo Shem originario) non identifica un'etichetta anagrafica, ma la Legge , il codice sorgente, l'algoritmo del principio concettuale immutabile ( En Archè ). Riunirsi nel "Nome" significa far vibrare due o più hardware biologici sulla medesima frequenza geometrica e topografica del livello C⁵. Non si tratta di una preghiera, ma della costituzione di una rete neurale e vibratoria collettiva. Questa massa critica di coscienza è l'unica infrastruttura capace di curvare lo spaziotempo locale, permettendo al gruppo di sostenere e distribuire l'energia del salto quantico senza che il singolo individuo venga isolato, esposto e crocefisso dalla reattività automatica del cortisolo collettivo. 3. Il Tempo Cristico e la Fisiologia dell'Unzione ( Christos ) Il tempo cristico coincide con la dimensione dell' Unzione (dalla radice di Christos , l'unto), un processo che la mia ricerca spoglia da ogni misticismo astratto per ricondurlo alla bio-fisiologia dell'hardware umano. L'unzione è l'attivazione dinamica e la secrezione del liquor cerebrospinale e dei neurotrasmettitori superiori, operata attraverso il controllo del respiro ( espirazione ) e l'omeostasi della postura. L'attivazione del liquor espande la larghezza di banda del sistema nervoso, conferendo all'osservatore la capacità di lavorare contemporaneamente su flussi complessi e multidimensionali di pensiero, senza subire la frammentazione cognitiva. Questo stato biologico determina il superamento e l'abbandono definitivo della "falsa sicurezza della zattera" : l'uomo comune vive abbracciato a un tronco alla deriva (i condizionamenti familiari, le liti a specchio, le etichette morali della superficie) per paura di annegare nella densità dell'universo. Abitare il livello C⁵ significa lasciare il tronco, posizionarsi nello Zero e fluire nel tempo attraversando le proprie ferite con una presenza compassata e asettica. 4. La Funzione della Barriera e l'Inerzia dell'Involucro In questa prospettiva, le grandi istituzioni storiche (come la Chiesa) hanno assolto a una precisa funzione di contenimento e di barriera protettiva . Sono state l'esoscheletro dogmatico necessario per preservare e tramandare i frammenti della memoria del pensiero e della parola ontologica durante i secoli della saturazione da cortisolo. Tuttavia, la legge biologica della struttura non ammette stasi: o le cose si evolvono verso la quinta potenza del continuo temporale, o marciscono e implodono per intossicazione da sé stesse. Quando l'involucro rigido rifiuta la fluidità del Logos e la densità della coscienza, cessa di essere uno scudo e diventa una cella entropica. 5. Avvertenza di Schermatura e Fiducia Intellettuale Questo documento non è una chiamata, non è un manuale e non offre istruzioni per l'auto-training autonomo, il quale risulterebbe squilibrante se scisso dalla totalità dell'architettura biologica. Si tratta di un gioco di ipotesi condiviso in questa sezione non indicizzata per pura onestà e fiducia intellettuale verso la capacità di autogoverno dell'osservatore. La pagina rimane invisibile ai motori di ricerca commerciali, protetta dal rumore dei mercanti e accessibile solo a chi possiede la frequenza per decodificare il senso del cammino da dietro. La coordinata è estratta, stabilizzata e integrata nell'asse verticale. Nessun commento. Lo Zero è saldo.