Parla con te Hai mai amato?

giu 13, 2026
Non mi capisce nessuno. Poverino, tutto solo. Questa barzelletta è la mia preferita, perché un giorno, camminando per strada, stavo a Via Lovanio, a Roma. Il pensiero che non mi capiva nessuno mi ha folgorato. Ho detto, ma nessuno? Ma nessuno sono anch’io. E quindi io mi capisco? Beh, non ero molto grande. Avrò avuto 16, 17 anni e lì qualcosa è cambiato. Anche grazie al mio meraviglioso professore pazzo di latino e greco, che in realtà amava la linguistica e che mi parlava di Levi-Strauss, di Saussure o di Feuerbach. Che meraviglia! Scusatemi, i ricordi mi hanno rapito. Ok, allora, parla con te. Non è una questione interessante? Non diamo forse tutti per scontato che quando parliamo ci capiamo? Sì, ma quanta fatica facciamo a capirci? Quanto dobbiamo ogni volta pensare e spiegare le parole, spiegando e poi non ricordandoci più da dove siamo partiti per una spiegazione che in realtà non sappiamo cosa spiega, perché ci manca il senso. Quante volte ti sei sentito che tutto quello che pensavi, dicevi, facevi non aveva senso? Hai mai pensato che senso è semplicemente il participio passato di sentire? Interessante, vero? Ecco, da qui inizia l’avventura. Sentire, se entro. Ecco, il gioco comincia.
Ma tu che cazzo dici?
Come ti poni di fronte a questa affermazione? Ti offendi? Ti stupisci? Ti meravigli? Ti annichilisci? Ti mortifichi? Che succede? Già, hai mai considerato che “ma tu che cazzo dici” significa in realtà? In base a quale fondamento? Zoí, natura, specie, stai dicendo, dire, ducere, condurre, estrarre? Vedi come il linguaggio si srotola, si srotola e spiralizza. Hai presente la Kundalini? Il famoso serpente addormentato, tutta quella roba straordinaria, interessante. Sì, ma che vuol dire? Hai mai pensato che le parole sono Kundalini? Come ti senti adesso che sai che... Ma tu che cazzo dici? Altro non significa che in quale riferimento su cosa si fonda il tuo dire. Vedi, non c’è più da offendersi. Anzi, c’è da accorgersi. Ah, scusa, sì, hai ragione. Ti argomento, non ti spiego, anche se spiegare viene da plico, che è un messaggio che il messaggero non conosce. Divertente, vero?
Allora, adesso andiamo un attimo da un’altra parte e vediamo di stabilire subito una base, un punto di partenza. Perché i grandi obiettivi vengono sempre e soltanto quando le soglie, i punti di partenza, sono interessanti. E allora si costruisce l’obiettivo non con la fatica, con lo sforzo, con la perseveranza, che per carità un pelo servono. Ma con lo stupore, con la meraviglia, con la gioia? Sì, con la gioia. L’unica vera emozione che abbiamo è che, però, non riusciamo a contattare direttamente, perché, se no, non possiamo più avere con soli due piedi tante scarpe.
I Fonemi, Fonemi.
Ka - Ma - Pa - Pth
ce ne sono qualcuno in più, ma per ora accontentiamoci di queste. Tanto se il principio, il gioco, viene visto, poi diventa divertente, e allora non hai più neanche bisogno di me per giocare. Puoi giocare con te, e allora la solitudine diventa il tuo luogo segreto, il tuo punto in cui ogni giorno rinasci.
In questo momento non voglio fare una lunga dissertazione di carattere etimologico, semantico, cosantico e cosantraltico, ma voglio soltanto farti vedere gli esempi. Tu sai dove abiti? Ce l’hai una casa? Ce l’hai una casa o ce l’hai una cosa? Che differenza c’è? Preferisci abitare in una casa o in una cosa?
Casa - Kasa - Ka= La tua natura e te. Sa=essere
cosa - Kosa - Ko= La tua natura e te e l’altro da te Sa- as essere
inserisco un altro esempio, perché questo può sembrare poco comprensibile, ma non perché non lo sia veramente, ma perché il tuo sistema neurale è settato in una certa posizione, per cui proprio gli elettroni, o meglio, i neuroni che si muovono nel tuo sistema, ricevono un segnale di blocco alla comprensione di queste informazioni. Giocandoci, masticandole, si attivano di nuovo delle risonanze che permettono il superamento dei blocchi, esattamente come Dedalo uscì dal labirinto.
Hai mai amato? Già, ma cos’è l’amore? Mah, non so se lo so, ma se lo sapessi, forse non lo saprei. Vabbè, lascia perdere, questi sono i miei momenti di delirio. Arriviamo al punto.
Amare, nella etimologia latina, viene considerato una forma di delirio, una follia. Sì, ma siamo sicuri che erano i latini a considerare questo? Oppure c’è stato una struttura, un cambiamento, una ridefinizione? Magari San Tommaso si è impicciato anche dell’amore? Vediamo da dove viene questa parola latina, amare.
Questo verbo, questo logos,
Amare. da Kamare… Cucù settete. Eh sì, perché amare a morsi, a qua, a là, cambia completamente se io scompongo il verbo amare in ca-ma-re.
Ka, la mia natura, Ma=misura - Re, come regola raggio, ripetizione…
L’amore è vibrazione che si ripete secondo misura della mia natura.
Interessante?
Ecco, guarda che cosa interessante. A questo punto, amare è essere onesti con se stessi, è parlare con se stessi. Adesso possiamo capire perché l’amor che muove il sole e le altre stelle abbia un senso. È uno stato di costante oscillazione vibrante dell’equilibrio di ricordarmi di me, che mi permette di entrare in relazione con l’altro, perdermi e ritrovarmi. L’universo è relazione. La relazione avviene e genera il tempo e quindi lo spazio. E questo vale sia per gli elettroni che per due piccioncini che si incontrano e vanno in spiaggia mano nella mano.
Ecco, forse se il tuo momento è pronto, questo gioco gli può divertire. Non che ci sia nessun escluso da questa possibilità di giocare, ma non sempre il momento giusto. Ecco, come trovi il tuo momento? Qual è la tua spesa per il momento? Per tornare a casa, per tornare ad amare? Ah, come dici? Ah, tu sei buddista, viaggi in India, eccetera? Figo. E allora ti accorgerai che amare è Kama, la divinità indiana. E se ci metti un R dentro, diventa karma. E cos’è il karma? Ah, sì, questa la so, la legge di causa-effetto, che però non è proprio così meccanica, ma magari questo ne parliamo più tardi. Però è stupefacente, no? Che la stessa parola ha un senso in Egitto, in India e in Italia, e anche da qualche altra parte. Tu mi dirai che in tedesco si parla di Liebe, Liebe, non Lieb, Liebe, amore in tedesco si dice Liebe. Niente, il dettato traslazione, come cavolo ti chiami, non ci sente. Quando decide una cosa c’ha l’intelligenza artificiale dentro ed è peggio di Medusa, te porta via tutto il tempo che del mondo. Vabbè, ma è divertente anche così. Sì, è divertente vedere come in tedesco Lieb, che poi è anche Libertà, che poi è anche Libro, dice la stessa cosa sull’amore. Ma adesso che c’entra Kama con Lieb? È interessante perché Lieb diventa scortecciare, Libro, con la R che vibra, è un’azione di approfondimento, di indagine, levare la corteccia all’albero, che libera latino, da cui peraltro libera un italiano. Ma in fondo, se l’alberosite è scortecciarsi, significa levarsi quelle protezioni che non sono così sicuro siano tue, e che probabilmente sono quelle protezioni che sono state messe prima, magari in un momento in cui veramente servivano. Ma adesso ti servono? E quando incontri l’altro, queste protezioni funzionano? Quando ti innamori, ah già, che vuol dire innamorarsi? Innamorarsi significa aprirsi, entrare in uno stato di morbidezza dove l’altro viene accolto, viene visto, viene permesso.
Sì, lo so, come il libro viene corto, ma credimi, senza di te, più di così non servirebbe. E se, invece, questo gioco ti diverte? Questo non è un libro, questa è una soglia di partenza in una competizione, non in una gara, che non finisce mai. Già, qual è la differenza tra gara e competizione? Beh, l’abbiamo visto. È cum petere con P A. Se uso la radice P A, che significa nutrire e difendere, vedo che la competizione è un’attività formata non solo dalla radice P A, ma anche dal concetto di peito, chiedo. Allora la competizione diventa un KAI, invitare il riconoscimento di me con edere edibile la mia natura di cosa ha bisogno.
Ecco, questa è l’attività principale di ogni essere vivente: quello di essere in grado di adattarsi al sistema senza mangiare schifezze. Vedi? Forse non sono stato abbastanza chiaro, ma non voglio neanche esserlo. Perché? Perché questo cambia la vita e io non ho voglia di cambiare la vita a nessuno. Senza che questo venga richiesto. Buon Natale se non ci vediamo.